Marzo 17, 2025

Giovanni di Montchenu Sant’Antonio di Ranverso l’Abbazia nella Precettoria diventa un polo con una identità di culto sacro, storica turistica, culturale e sociale

Giovanni di Montchenu Sant’Antonio di Ranverso l’Abbazia nella Precettoria diventa un polo con una identità di culto sacro, storica turistica, culturale e sociale

 

                                       

 

I Beni culturali di Sant’Antonio di Ranverso continuano ad essere come segni e strumenti di un bisogno di atorica Identità, luogo del vivere e del convivere in cui si intrecciano percorsi di vita, di lavoro, in cui si costruisce quel progetto di comunità tra radicamento sul territorio e coscienza di universalità. Il ruolo dell’ente locale deve essere quello di tenere insieme lo sviluppo di un progetto in divenire, facendosi interlocutore di tutte le realtà interessate a un borgo speciale  inteso non tanto (non solo) come spazio da utilizzare per es…  borgodog , ma come centro di trasformazione e luogo di ricerca di identità culturali in grado di recuperare la memoria del passato, ma anche di costruire prospettive nuove, visibili disegnate sul territorio.

 

                                                               

 

Il progetto di restauro

Il complesso di Sant’Antonio di Ranverso è una Precettoria che comprendeva la chiesa con il campanile, un monastero con il chiostro interno, di cui rimane oggi solo un lato, le cascine del borgo e l’ospedale per i pellegrini fondato nel 1188 dai monaci dell’ordine degli Antoniani che avevano il compito di accogliere e dare ristoro ai pellegrini che percorrevano la via Francigena e curavano, con il grasso dei maiali lì da loro allevati, il “Fuoco di Sant’Antonio”. La facciata è tutto quello che oggi rimane dell’antico ospedale che fu costruito in mattoni alla fine del 1400 per volere del frate Giovanni di Montchenu o Jean De Montchenu II. Bisogna mantenere l’identità storica e architettonica del contesto è l’obiettivo dei lavori di restauro e riqualificazione.

La “Cascina dell’Ospedale” è un complesso di edifici di epoche diverse, costruito sul sito dell’antico ospedale e comprendente alcune delle sue strutture murarie originali. Gli edifici includono stalle, rimesse, fienili, tettoie a uso rurale, un’abitazione e diversi elementi monumentali, come l’ingresso medievale all’antico ospedale Antoniano con la pesa pubblica, di alto valore storico e artistico. Di fronte all’ingresso dell’Ospedaletto, lungo la via Francigena, si trova la “Cascina Bassa”, un edificio con corte interna dalle caratteristiche formali e costruttive tipiche delle cascine settecentesche locali. La reception dell’Hôtellerie troverà posto nella porzione di fabbricato a due piani, vicino all’accesso principale alla Cascina Bassa. In un futuro prossimo, si prevede di poter allestire in una delle antiche stalle, pavimentata in mattoni e provvista di mangiatoie di tipologia molto antica, un museo delle tradizioni agricole nel quale potranno essere esposti oggetti e utensili della tradizione contadina. Il restauro della tettoia a doppia altezza, che verrà pavimentata con lastricato in pietra di Luserna, potrà ospitare un mercato coperto dei prodotti tipici locali ed altri eventi pubblici, in collaborazione con enti e associazioni locali. L’ampio locale della stalla storica settecentesca con volte a vela in mattoni diventerà una foresteria. Al piano inferiore, l’accoglienza dell’Hotellerie con salottino per gli ospiti e sala per le colazioni; al primo piano 9 camere doppie dotate di bagno privato: 3 nella parte originariamente abitata e 6 sopra la stalla settecentesca. Le camere saranno gli unici ambienti della Cascina Bassa climatizzati con impianti a ventilconvettori, mentre tutti gli altri ambienti saranno riscaldati tramite impianti a pavimento radiante. Nel basso fabbricato di fronte alla Cascina Bassa sarà allestito un laboratorio-deposito per il cicloturismo, dove potranno essere riparate e noleggiate le biciclette.

 

 

 

 

Un polo storico, turistico, culturale e sociale all’Abbazia della  Precettoria  di Sant’Antonio di Ranverso in Buttigliera Alta e Rosta 

 

Sappiamo ,  che  dal 1776 i beni di Sant’Antonio di Ranverso  passarono all’Ordine dei S.S  Maurizio e Lazzaro   Mauriziano dimostrandosi disposti alle regole impostegli accettarono  diventando custodi dell’Abbazia con il vincolo di divin sacro culto, si tratta di un  bene vincolato  passato con il tempo    proprietà privata. Ma – come sempre in Italia – ciò non elimina affatto la ‘superproprietà collettiva’ del popolo italiano, che insiste su tutti i beni, appunto soprattutto sui beni  vincolati: una superproprietà che impone che beni come questi di Ranverso  siano accessibili ai cittadini senza pagare l’ingresso , e non vengano snaturati danneggiati , modificati nella loro funzione. E invece, come ha opportunamente denunciato lo storico dell’arte dei monaci ospedalieri antoniani Ersilio Teifreto, di chi scrive, «questo bene, di pertinenza privata, è stato per centinaia di anni  chiuso al pubblico, privato di indicazioni e attività di divulgazione, fino ad arrivare all’assurda situazione nel 1906 di costruire una stalla e inglobare il pinnacolo sinistro della struttura originale quattrocentesca,  come anche fu demolita la cursia dell’ospedale che contava 16 posti letto con la conseguente   mancata partecipazione all’importante rete culturale ed escursionistica della via francigena che passa rasentando l’ospedale e  conduceva a Roma e poi verso Otranto dove i pellegrini si imbarcavano per raggiungere Gerusalemme. Eppure, i restauri – negli anni – sono stati a carico della proprietà  e autorizzati dalla Soprintendenza di Torino ». Del resto, per ricordarsi che in Piemonte  le istituzioni pubbliche paiono avere tutt’altri interessi.

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