Gennaio 26, 2026

Fino agli anni ’70, la frazione di Ranverso rappresentava un vero e proprio ecosistema rurale vivo e autosufficiente, molto diverso dall’attuale prevalenza monumentale della Precettoria [1, 2]. In quel periodo, il borgo contava circa 200 residenti 

Fino agli anni ’70, la frazione di Ranverso rappresentava un vero e proprio ecosistema rurale vivo e autosufficiente, molto diverso dall’attuale prevalenza monumentale della Precettoria [1, 2]. In quel periodo, il borgo contava circa 200 residenti 

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Fino agli anni ’70, la frazione di Ranverso rappresentava un vero e proprio ecosistema rurale vivo e autosufficiente, molto diverso dall’attuale prevalenza monumentale della Precettoria [1, 2].
In quel periodo, il borgo contava circa 200 residenti che animavano le numerose cascine circostanti la Precettoria [2, 3]. La vita della comunità ruotava attorno a un’economia agricola fiorente:
  • Commercio locale: La vendita di latte fresco, uova, galline e prodotti dell’orto non era solo una fonte di sussistenza, ma il cuore sociale del borgo [3].
  • Identità di borgo: Ranverso funzionava come un villaggio a sé stante, dove le famiglie dei mezzadri e dei casari formavano una comunità affiatata, legata ai ritmi della terra e alle fiere zootecniche che storicamente si tenevano in zona [2, 4].
  • La trasformazione: Con l’industrializzazione di Ferriera e il boom economico, molte famiglie si spostarono verso i centri produttivi, portando al progressivo spopolamento delle cascine storiche e trasformando Ranverso da borgo agricolo “vivo” a sito di interesse storico e architettonico gestito dalla Fondazione Ordine Mauriziano [1, 5].
Oggi quel “borgo speciale” è ricordato come un esempio unico di integrazione tra vita contadina e spiritualità medievale lungo la Via Francigena [2, 4].

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