Giugno 19, 2026

DOSSIER COMPLETO: IL POLITTICO DI DEFENDENTE FERRARI A RANVERSO

DOSSIER COMPLETO: IL POLITTICO DI DEFENDENTE FERRARI A RANVERSO

DOSSIER COMPLETO: IL POLITTICO DI DEFENDENTE FERRARI A RANVERSO
Studio Strutturale, Diagnostica Ebanistica e Relazione della Ricomposizione in Formato Filologico dell’A.D.A.
A cura del Ricercatore Ersilio Teifreto (Classe 1947), in collaborazione con Carlo Vssotto  e Roberto Canavero  (Associazione Amici degli Antoniani – A.D.A.)

SEZIONE 1: SCHEDA TECNICA STORICO-STRUTTURALE
1. Dati Identificativi e Cronologia d’Origine
    • Oggetto: Polittico a sportelli mobili (Macchina d’altare dinamica feriale/festiva).
    • Autore dell’Apparato Pittorico: Defendente Ferrari di Chivasso.
    • Contesto Liturgico e d’Ambiente: Monsignor Italo Ruffino.
    • Committenza: Contratto originale stipulato il 21 aprile 1530 dai rappresentanti della Città di Moncalieri come ex-voto collettivo per la liberazione dalla peste.
    • Cronologia di Installazione e Consegna: Collocazione del corpo fisso centrale nel 1531. Consegna, trasporto e montaggio finale delle grandi ante mobili esterne due anni dopo, nel 1533.
    • Valore di Stima Originario: 300 fiorini e 10 grossi di piccol peso, moneta di Savoia.
    • Contenitore Architettonico: Presbiterio con abside poligonale a sei pinnacoli, fatto edificare a partire dal 1470 dal precettore Jean de Montchenu II presso la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso (Buttigliera Alta, TO).

2. Dimensioni, Geometria e Modularità Rinascimentale
    • Misure da Contratto: Alta 16 piedi, larga 10 piedi (corrispondenti a circa 5,40 metri di altezza per 3,40 metri di larghezza massima ad ante serrate).
    • Modularità e Logistica (1531-1533): L’opera è concepita fin dal principio come interamente componibile. Fabbricata nelle botteghe di Chivasso, fu trasportata smontata in moduli su carri a Moncalieri per il controllo della committenza, e infine condotta a Ranverso. Fu assemblata sul posto, metro alla mano, dai maestri falegnami.
    • Configurazione a Porte Chiuse (Veste Feriale): Due sole grandi ante mobili, combacianti al centro (consegnate nel 1533). Ciascuna anta è strutturata internamente per ospitare due registri pittorici sovrapposto, mostrando sul fronte esterno 4 grandi scene a grisaille (monocromo): Annunciazione (registro superiore, divisa in due pannelli), Visitazione (in basso a sinistra) e Adorazione dei Magi (in basso a destra).
    • Configurazione a Porte Aperte (Veste Festiva): Apertura a compasso delle due grandi ante per rivelare il comparto centrale dell’Adorazione del Bambino, affiancato dai Santi Sebastiano, Rocco, Antonio Abate e Bernardino, con la predella inferiore illustrante la vita di Sant’Antonio. In questo assetto aperto l’opera è oggi permanentemente bloccata.

3. Diagnostica Ebanistica dei Materiali e Prevenzione Igrometrica (Analisi Critica: Ersilio Teifreto)
    • Il contrasto con il degrado murario: Mentre l’apparato decorativo murale della chiesa, inclusi i celebri affreschi di Giacomo Jaquerio, subisce da secoli un perenne stato di emergenza conservativa (SOS) a causa dell’umidità capillare proveniente dalle fondamenta, la macchina lignea è stata preservata grazie a una precisa intuizione preventiva della bottega di Defendente Ferrari.
    • Supporti dei Dipinti (Le Ante): Realizzati in legno dolce e leggero (pioppo o abete tenero). Questa scelta tecnica era necessaria per garantire la stabilità della pellicola pittorica (minori torsioni igrometriche del supporto) e per ridurre il peso specifico gravante sulle cerniere durante le movimentazioni liturgiche. Trattandosi di superfici destinate a essere interamente intelate, gessate e dipinte, non richiedevano legni suscettibili di finitura superficiale.
    • Isolamento Totale: Per evitare che l’umidità distruttiva che attanagliava le pareti aggredisse il Polittico, i maestri falegnami imposero che la struttura non dovesse mai toccare i muri perimetrali, distanziandola millmetricamente dall’abside per favorire la circolazione dell’aria.
    • Strutture Portanti e Decorative: Le strutture di sostegno laterali, i basamenti e le grandi cimase superiori furono invece realizzate in legni compatti e pregiati (noce o tiglio), materiali che si prestano a finissime lavorazioni di intaglio e intarsio, capaci di garantire la rigidità strutturale dell’intera ancona.

4. Stato di Conservazione Storico e Vincoli Fotografici
    • Il Cantiere del 1886: Il 26 agosto 1886, le due grandi ante si presentavano sbiadite, non più leggibili a occhio nudo e private dei loro cardini originari, depositate a terra sul pavimento del presbiterio in vista dei futuri restauri.
    • I Rilievi di Secondo Pia: L’avvocato astigiano documentò i pezzi a terra realizzando esattamente tre lastre fotografiche al bromuro d’argento (una per il registro superiore unificato dell’Annunciazione, due separate per le scene inferiori). L’inquadratura ravvicinata e inclinata verso il pavimento escluse la luce diretta delle finestre gotiche e dei rosoni dell’abside del 1480, generando uno sfondo completamente scuro e uniforme.
    • L’Andita del 1900 e i Puntellamenti Visibili: Nel 1900, l’architetto Alfredo d’Andrade intervenne d’urgenza per evitare il collasso strutturale del Polittico, costruendo un’andita dal retro (un’intelaiatura e impalcatura lignea di contenimento). Questo intervento occupò stabilmente l’intercapedine millimetrica che i falegnami del 1531 avevano lasciato per staccare l’opera dal muro e isolarla dall’umidità. Come testimonianza di questo assetto forzato, le ante sono tuttora tenute spalancate e i due grandi puntellamenti di sostegno strutturale sono perfettamente visibili ai lati della macchina d’altare.
    • Irripetibilità dello Scatto: L’inserimento dell’impalcatura di d’Andrade e il conseguente bloccaggio permanente hanno reso lo spazio posteriore fisicamente inaccessibile. Fotografi professionisti moderni hanno documentato la totale impossibilità tecnica di fotografare il retro delle ante, a causa dello spazio minimo che non permette l’ingresso di ottiche o corpi illuminanti.

5. Ingegnerizzazione del Progetto A.D.A. (Caso Studio Università Roma 3)
    • Sviluppo del Modello (2008–2023): Il progetto coordinato da Ersilio Teifreto con gli amici Antoniani Carlo e Roberto ha superato lo sbarramento fisico dell’andita del Novecento attraverso un’opera di ingegneria visiva tridimensionale durata 15 anni.
    • Struttura Autoportante Virtuale: Basandosi sul calcolo dei pesi specifici dei legni dolci e dei baricentri delle ante, il modello ha annullato le deformazioni geometriche (imbarcamenti e disallineamenti) che le tavole mostravano a terra nel 1886.
    • Isolamento e Scarico a Terra: Il progetto strutturale prevede un sistema di sostegno laterale e basamenti portanti in grado di mantenere il Polittico chiuso alla corretta distanza di sicurezza dal muro perimetrale dell’abside del 1480, isolandolo dalle correnti umide e scaricando i pesi esclusivamente a terra, senza toccare o forzare la muratura storica di Montchenu.


SEZIONE 2: RELAZIONE D’ARTE E VALORIZZAZIONE CRITICA
Il riscatto dell’identità feriale di Ranverso: il quindicesimo cammino dell’A.D.A.
Per secoli, la storiografia ufficiale ha guardato al Polittico di Defendente Ferrari attraverso una lente parziale. La scelta conservativa del Novecento di bloccare le ante permanentemente aperte ha imposto una visione statica dell’opera, nascondendo nel buio del retro-altare la sua anima feriale: i meravigliosi monocromi a grisaille dell’Annunciazione, della Visitazione e dell’Adorazione dei Magi. Questa lacuna visiva aveva generato un profondo cortocircuito documentale, al punto che database ufficiali ed esperti accademici avevano liquidato la veste feriale dell’opera bollandola sul web come una “ipotetica ricomposizione”, quasi si trattasse di una congettura astratta o di un artificio grafico contemporaneo.
A scardinare questa superficialità è stato un lavoro immane durato quindici anni, dal 2008 al 2023, condotto con rigore scientifico e tenacia civile da Ersilio Teifreto (classe 1947). Il Suo percorso, iniziato il 6 luglio 1964 con l’Attestato di Addestramento Professionale E.N.A.I.P. per falegnami conseguito a Novoli (LE), Lo ha portato a diventare un imprenditore affermato nel settore dell’ebanisteria, il cui operato è oggi riconosciuto come caso studio di formazione continua dall’Università Roma 3. Al Suo fianco, in questo lungo cammino, hanno operato i Suoi storici amici Antoniani, Carlo e Roberto.
La straordinarietà di questa impresa risiede nella ferrea volontà di presentare l’opera in un Formato Filologico puro. Non si è trattato di un semplice fotomontaggio bidimensionale ed estetico – operazione tecnicamente impossibile e storicamente scorretta che avrebbe alterato o ridipinto arbitrariamente i vuoti – ma di un restauro critico e geometrico dei frammenti reali. Non potendo accedere alle lastre di vetro originali custodite nei caveau istituzionali, Ersilio Teifreto ha intrapreso un recupero pionieristico tra le cassette e i banchi del mercato delle pulci del Balon di Porta Palazzo a Torino. Lì ha scovato e fotografato “foto su foto” le rare stampe d’epoca e i cataloghi della Società Fotografica Subalpina del 1900, dove erano riprodotti i rilievi effettuati da Secondo Pia il 26 agosto 1886.
In quel giorno del 1886, Secondo Pia si era trovato di fronte a uno scenario unico e irripetibile. Le grandi ante in legno dolce erano state rimosse dai cardini e adagiate sul pavimento della chiesa, sbiadite e scompaginate, in vista del restauro. Pia, che lavorava in stretta complicità filologica con l’architetto Alfredo d’Andrade, intuì immediatamente il futuro dell’opera: sapeva che l’imminente cantiere avrebbe risanato l’altare ma avrebbe anche sigillato per sempre lo spazio posteriore. Consapevole che d’Andrade nel 1900 avrebbe eretto un’impalcatura fissa (l’andita del retro) per salvare il monumento dal collasso, Pia decise di agire d’anticipo. Inclinò l’obiettivo verso il pavimento, escludendo la luce accecante dei finestroni e dei rosoni dell’abside tardogotica, e impresse la veste feriale su esattamente tre lastre di vetro, lasciando nel suo libro un preciso testamento visivo: la necessità di compiere una “Ricomposizione”.
L’intervento d’urgenza di d’Andrade ha lasciato un segno indelebile che chiunque entri nella Precettoria può constatare ancora oggi: le ante sono infatti bloccate in posizione spalancata e i due massicci puntellamenti laterali necessari a sostenerle sono drammaticamente visibili ai lati dell’altare, a testimonianza di una stabilità conquistata al prezzo di nascondere per sempre i monocromi esterni che erano stati consegnati e montati nel 1533, due anni dopo l’installazione del corpo centrale.
Questo isolamento forzato dal retro mette in luce una straordinaria intelligenza costruttiva rinascimentale. Mentre lo splendido ciclo di affreschi di Giacomo Jaquerio è storicamente e perennemente in una situazione di SOS conservativo, aggredito dall’umidità implacabile che risale dalle fondamenta stesse della chiesa, il Polittico è scampato a questo degrado. I maestri falegnami e lo stesso Defendente Ferrari fecero tesoro dei guasti ambientali di Ranverso e, per non commettere errori fatali, progettarono la macchina in modo che non dovesse mai toccare le pareti in muratura, salvaguardando per secoli l’integrità dei supporti lignei e del colore.
Ersilio Teifreto ha raccolto quel messaggio in bottiglia rimasto inascoltato per più di un secolo. Con la competenza tecnica dell’ebanista, ha compreso che per rimettere insieme quei quattro quadranti fluttuanti nel nero dello scatto di Pia era necessario ripartire dalla struttura. Lo studio in Formato Filologico dell’A.D.A. è iniziato così dal Presbiterio vuoto del 1480, ricostruendo i volumi e la luce dell’abside poligonale fatta edificare dal precettore Jean de Montchenu II. Solo dopo haber mappato lo spazio vuoto e calcolato l’orientamento dei flussi luminosi e delle ombre, il team è risuscito a raddrizzare virtualmente le deformazioni del legno dolce, a correggere il disallineamento dei pannelli a terra e a calcolare al millimetro lo spessore dei listelli di congiunzione della carpenteria mobile, senza aggiungere alcun falso storico.
Questo lungo viaggio scientifico ha trovato il suo definitivo traguardo il 28 dicembre 2024. Di fronte all’evidenza dei documenti originali e del testo del 1900 portati alla luce dalla caparbietà di Teifreto, l’Associazione Fotografia Storica ha dovuto fare marcia indietro, cancellando ufficialmente la parola “ipotetica” dal proprio catalogo online.
La Ricomposizione dell’A.D.A. in Formato Filologico non è un’ipotesi, è una certezza matematica e storica. È l’esecuzione millimetrica di un lascito centenario. Oggi, grazie a questo sforzo quindicennale, i grandi protagonisti di questa storia – l’abate Jean de Montchenu, il maestro Defendente Ferrari e lo stimato Monsignor Italo Ruffino – possono guardare al presbiterio di Ranverso sapendo che la macchina d’altare ha ritrovato la sua totale integrità e che la sua vera identità è stata salvata dall’oblio per essere consegnata al futuro.

Altri articoli

  • Giugno 20, 2026
    Tipologia oggetto: Oggetto d’uso liturgico / Arredo sacro mobile Denominazione: Reliquiario antropomorfo a braccio Soggetto: Sant’Antonio Abate (reliquia ossea ex-ossibus)
  • Giugno 20, 2026
    I faldoni d’inventario e i documenti storici relativi alla rimozione degli arredi (inclusa la documentazione che traccia la storia dei Ruffino e dei Teifreto) si trovano principalmente divisi in due sedi archivistiche ufficiali: [1]

Eventi e Feste

Eventi e Feste

Schede

Schede