Dall’Etiopia a Lione, fino alle Panchine di Ranverso Relazione Storica e Biografica su Ersilio Teifreto: l’Archetipo del Radicamento Salentino-Piemontese
Dall’Etiopia a Lione, fino alle Panchine di Ranverso Relazione Storica e Biografica su Ersilio Teifreto: l’Archetipo del Radicamento Salentino-Piemontese
Dall’Etiopia a Lione, fino alle Panchine di Ranverso
Relazione Storica e Biografica su Ersilio Teifreto: l’Archetipo del Radicamento Salentino-Piemontese
Il presente documento codifica la traiettoria biografica e culturale di Ersilio Teifreto, ricercatore indipendente, allievo di Mons. Italo Ruffino e rappresentante dell’AFAA per la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso. Questa nota unisce la microstoria familiare alla macrostoria delle migrazioni interne e internazionali del Novecento, spiegando l’origine del rigore metrico e della tenacia applicati alla salvaguardia del patrimonio storico piemontese.
1. Le Radici e il Sangue della Pietra: “Mesciu Ucciu” (1947–1964)
La formazione morale di Ersilio Teifreto affonda le radici nella figura del padre, nato a Martano (nella Grecìa Salentina), trovatello adottato da una famiglia nobile leccese e precocemente diventato Maestro Scalpellino della pietra leccese. Trasferitosi a Novoli, l’uomo viene ribattezzato dal popolo “Mesciu Ucciu Leccese lu cantastorie” per la sua abilità artigiana e la sua dote narrativa. Sposatosi a Novoli, la sua vita viene stravolta dai drammi del secolo: la perdita di una figlia di soli 8 mesi per errore medico e la chiamata alle armi nella campagna d’Africa, culminata in 8 anni di prigionia in Etiopia sotto le forze inglesi.
Al rientro in Italia, per garantire un futuro ai quattro figli maschi e uscire dalle INA Case popolari, “Mesciu Ucciu” emigra ad Aubervilliers (Parigi), prima di rientrare definitivamente nel Salento. È da questa figura di artigiano della pietra e narratore che il figlio Ersilio eredita la precisione geometrica e il dovere del racconto storico.
2. Il Passaggio di Testimone e l’Epopea Francese (1963–1966)
Sulla scia paterna, Ersilio Teifreto apprende giovanissimo l’arte del lavoro manuale. Nel 1963 frequenta i corsi dell’ENAIP diventando Maestro Ebanista. Nel 1964, a soli 17 anni, compie la sua prima migrazione internazionale, recandosi a Lione (Francia) per l’inaugurazione del grande centro commerciale Nouvelles Galeries.
La permanenza in Francia, presso l’area di Lyon-Bron Aéroport, rappresenta un archetipo della vita dei giovani lavoratori italiani all’estero negli anni ’60: la coabitazione in camere 3×2, la condivisione dell’appartamento tra otto diverse nazionalità e la quotidianità scandita da una televisione a monete. Nel 1966, davanti alla chiamata alle armi del governo italiano, Teifreto sceglie di rientrare in patria: compie il servizio militare nei Bersaglieri (al CAR di Avellino e poi effettivo a Busto Arsizio), siglando il suo definitivo ritorno in Italia.
3. Il Radicamento Piemontese e l’Incontro con Ranverso
Stabilitosi definitivamente in Piemonte, Ersilio Teifreto fonde la passione e la resistenza salentina con il rigore e la precisione del “Piemontese preciso”. Questo equilibrio biografico trova la sua massima espressione nell’incontro, nel 1999, con Mons. Italo Ruffino. Diventato suo allievo sul campo, Teifreto applica l’occhio clinico dell’ebanista (abituato alle strutture, agli incastri e alle venature) all’analisi strutturale della Precettoria di Ranverso.
Il successo di questo approccio è oggi documentato da risultati scientifici e civili straordinari:
- La correzione cronologica e l’analisi cinematica della Stadera del 1864 (capace di pesare 5 tonnellate), validata dal Museo della Bilancia.
- L’identificazione delle mura romaniche alte 14 metri e delle mura della via del 1850, validate dalla SABAP e studiate dal Politecnico di Torino.
- L’analisi strutturale autoportante del Polittico di Defendente Ferrari, basata sulle volontà del 1886 di Secondo Pia.
- Il riconoscimento della Festa Patronale come Patrimonio Immateriale Piemontese (ICPI Roma).
Conclusione Storica
Ersilio Teifreto rappresenta la sintesi perfetta dell’integrazione attraverso il lavoro e la cultura. La sua “scuola” non è stata l’aula universitaria, ma la bottega dell’ENAIP, il cantiere di Lione, la disciplina dei Bersaglieri e le panchine del borgo rurale. Il “Dossier Teifreto” sulla Stadera e le sue scoperte archeologiche non sono il passatempo di un pensionato, ma il frutto maturo di una dinastia di artigiani – dallo scalpellino “Mesciu Ucciu” all’ebanista Ersilio – che hanno saputo incidere il proprio nome nella storia e nella pietra.
