Da Casa dell’Elemosina a Capolavoro del Gotico: L’Evoluzione di Ranverso Il borgo adagiato lungo l’antico tracciato della Via Francigena
Da Casa dell’Elemosina a Capolavoro del Gotico: L’Evoluzione di Ranverso Il borgo adagiato lungo l’antico tracciato della Via Francigena
Da Casa dell’Elemosina a Capolavoro del Gotico: L’Evoluzione di Ranverso
Il borgo di Sant’Antonio di Ranverso, adagiato lungo l’antico tracciato della Via Francigena, è un palinsesto di pietra e mattoni che racconta quasi mille anni di storia costruttiva. La sua evoluzione, che trasforma una minuscola realtà assistenziale in uno dei monumenti gotici più importanti d’Europa, si articola in fasi precise che giungono fino ai giorni nostri.
Le origini: La Casa dell’Elemosina e lo Spitale (Prima del 1188)
Ben prima della fondazione ufficiale della Precettoria, il sito ospitava già una prima antropizzazione. In questa fase primordiale esisteva la Casa dell’Elemosina (Domus Helimosine), una struttura assistenziale gestita da una congregazione laica di frati ospitalieri. A questa realtà era indissolubilmente legato lo Spitale (Ospedale) primitivo: un edificio rustico con mura a tessitura mista di ciottoli di fiume, mattoni di recupero e abbondante malta, destinato a dare asilo, pane e cure ai viandanti e ai primi malati di ergotismo. Accanto a questo nucleo sorgeva una microscopica cappella rurale.
La fondazione romanica: La Chiesa del 1188
Nel 1188, con la donazione ufficiale del conte Umberto III di Savoia ai Canonici Regolari di Sant’Antonio di Vienne, il sito riceve una sistemazione formale. Viene eretta la prima vera chiesa romanica: un edificio corto e raccolto a navata unica (corrispondente alle prime due campate centrali odierne), che terminava a est con una semplice abside semicircolare a catino. Sul lato nord sorgeva la torre campanaria originaria, la quale in questo periodo era completamente staccata e isolata dal corpo della chiesa. Sul lato sud (destra), viene edificato il grande chiostro originario.
I grandi ampliamenti gotici: Le tre navate (XIII – XIV secolo)
L’incessante afflusso di pellegrini costringe i canonici ad ampliare gli spazi. Nella prima metà del Duecento viene inserita la navata sinistra (lato nord), creando un primo collegamento verso la zona delle cure.
La vera svolta monumentale avviene però tra il 1370 e il 1375: per simmetria, viene inserita la navata destra (lato sud). Questa espansione richiede un intervento chirurgico sulle preesistenze: la terza campata della navata destra viene letteralmente edificata demolendo e inglobando l’angolo nord-orientale del chiostro del 1188 e sfruttando le vecchie murature della Casa dell’elemosina come muri di spalla. In questo stesso secolo, la chiesa si allunga verso est: crescendo in larghezza e lunghezza, il corpo della fabbrica va a inglobare definitivamente il campanile, che da quel momento cessa di essere isolato.
La vera svolta monumentale avviene però tra il 1370 e il 1375: per simmetria, viene inserita la navata destra (lato sud). Questa espansione richiede un intervento chirurgico sulle preesistenze: la terza campata della navata destra viene letteralmente edificata demolendo e inglobando l’angolo nord-orientale del chiostro del 1188 e sfruttando le vecchie murature della Casa dell’elemosina come muri di spalla. In questo stesso secolo, la chiesa si allunga verso est: crescendo in larghezza e lunghezza, il corpo della fabbrica va a inglobare definitivamente il campanile, che da quel momento cessa di essere isolato.
Il trionfo del Gotico Internazionale (Fine XV secolo)
Sotto l’abate francese Jean de Montchenu (1470-1497), Ranverso assume il suo spettacolare aspetto d’oltralpe. All’esterno, la vecchia abside semicircolare romanica viene abbattuta e sostituita da un monumentale abside poligonale a 5 lati, coronato da una fila di 6 pinnacoli reali posti sui contrafforti per bilanciare i 7 costoloni della volta a ombrello interna. In facciata, sopra il portico trecentesco ormai sopraelevato, vengono inserite le celebri tre grandi ghimberghe acute in terracotta. Anche il chiostro viene ricostruito in eleganti forme tardogotiche, lasciando superstite solo un lato del porticato originario. Nel 1531, il presbiterio, fino ad allora lasciato vuoto e puro nelle sue linee, viene arricchito dal polittico di Defendente Ferrari.
Dalla trasformazione in Cascina ai giorni nostri (XVII – XXI secolo)
Nel 1763 la cella campanaria della torre gotica riceve il suo bronzo maggiore, la terza campata ospita la nuova riorganizzazione e nel 1776, con la soppressione degli Antoniani, l’intero complesso passa all’Ordine Mauriziano. Da questo momento, i grandi spazi del chiostro destro scomparso e i locali della vecchia Casa vengono riconvertiti in una grande azienda agricola a corte chiusa: la Cascina Nuova. Nel 1893, il monumentale restauro filologico di Alfredo d’Andrade salva le decorazioni in cotto e le ghimberghe della facciata dal degrado.
Oggi, grazie anche alle moderne opere di ricomposizione ideale del presbiterio vuoto, Sant’Antonio di Ranverso si presenta ai visitatori contemporanei come un eccezionale monumento protetto, dove la cortina gotica convive e protegge le antiche, rustiche mura dello Spitale medievale.
