Cosa c’era sotto l’originale
Cosa c’era sotto l’originale
Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso sono legati all’Ordine ospedaliero degli Antoniani che la fondò nel XII secolo.
- Il Tau (Croce a T): È il simbolo più iconico dell’Abbazia. Rappresentava originariamente l’impugnatura della stampella usata dai malati e dai monaci, che lo portavano azzurro cucito sulle loro tonache nere. Sulla facciata della chiesa, ogni Tau è circondato da tre fiammelle, che richiamano il “fuoco di Sant’Antonio” (l’herpes zoster o l’ergotismo) curato dai monaci nel loro ospedale.
- L’Aquila: Sulla parte alta della ghimberga centrale (il frontone gotico sopra il portale) è presente un rilievo raffigurante un’aquila. Questo emblema è identificato come lo stemma di Jean de Mon Chez, un importante precettore del XV secolo, oppure come l’emblema dell’imperatore Sigismondo, che nel 1416 elevò i Savoia a duchi.
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Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso
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Sant’Antonio di Ranverso
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Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso – Wikipedia
Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso. antico complesso monastico del Piemonte. Lingua; Caricamento… Scarica PDF; Segui · Modifica. …
Wikipedia
quella che vedi oggi sulla ghimberga centrale della facciata è effettivamente una copia in gesso.
- L’Aquila: È il rilievo posto nella parte alta del frontone triangolare (ghimberga). Si ritiene sia lo stemma di Jean de Montchenu (precettore nel XV secolo), sebbene alcuni storici la interpretino come un omaggio all’imperatore Sigismondo.
- Sotto l’aquila (la “linea”): Sotto il rilievo dell’aquila corre una decorazione orizzontale. Se ti riferisci a un’iscrizione o a un dettaglio specifico, è importante notare che l’originale dell’aquila è conservato all’interno per proteggerlo dalle intemperie.
- La firma di Jaquerio: Anche se non sulla facciata esterna, una “linea” di testo molto famosa si trova all’interno della chiesa, dove il pittore Giacomo Jaquerio ha lasciato la sua firma autografa sotto l’affresco della Madonna in trono.
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L’ESTERNO della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso
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Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso – Città e Cattedrali
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manufatto in gesso, tra l’altro posizionato in modo asimmetrico.
- Cosa c’era prima: In quel punto esatto si trovava lo stemma originale di Jean de Montchenu (abate dal 1470), che fece decorare la facciata con le caratteristiche terrecotte. Lo stemma originale non era solo un’aquila isolata, ma un emblema araldico completo: un’aquila azzurra posta su una banda scanalata d’argento, accompagnata da due Tau azzurri.
- L’originale oggi: Il rilievo autentico in terracotta è stato rimosso per proteggerlo dal degrado ed è attualmente conservato all’interno del complesso (nella sacrestia o nel percorso museale).
- Il “falso storico”: La guglia stessa e alcuni pinnacoli sono stati oggetto di restauri e aggiunte (alcune attribuite ai seguaci di Alfredo d’Andrade nel XX secolo) che hanno alterato l’equilibrio della facciata, creando quel senso di “aggiunta successiva” che noti guardandola.
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Buttigliera – Rosta (TO) : Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso
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Ranverso e… oltre
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- La corona: Jean de Montchenu non era solo un monaco, ma un nobile di alto rango (fu poi Vescovo di Viviers e di Agen) e un importante committente artistico. Il suo stemma araldico era “di rosso alla banda scanalata d’argento”, spesso accompagnato da elementi di dignità ecclesiastica o nobiliare.
- L’Aquila: L’aquila che vedi oggi è una semplificazione. In araldica, l’aquila poteva essere sormontata da una corona se rappresentava l’emblema dell’Imperatore Sigismondo (che nel 1416 elevò i Savoia a Duchi), un’altra ipotesi sull’identità del rilievo originale.
- Oggi l’originale si trova all’interno del complesso, solitamente esposto nel percorso museale o conservato nei depositi della Fondazione Ordine Mauriziano per studio.
- Nello stemma autentico, l’aquila era spesso affiancata da due Tau azzurri, il simbolo dell’ordine antoniano, che oggi nella copia esterna sono meno leggibili o assenti.
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Riconoscibilità dell’intervento: Le integrazioni necessarie per la conservazione devono essere chiaramente distinguibili dalle parti originali per non trarre in inganno l’osservatore (principio di non contraffazione).
L’Autore del Progetto: La ricostruzione digitale DEL POLITTICO CON LE ANTE CHIUSE è stata ideata e curata dallo storico Ersilio Teifreto

