Gennaio 25, 2026

Chie era Mesciu Ucciu Leccese cantastorie e noto scalpellino della pietra leccese

Chie era Mesciu Ucciu Leccese cantastorie e noto scalpellino della pietra leccese

Novoli chi era mesciu ucciu leccese noto scalpellino della pietra leccese
Mesciu Ucciu Leccese

di Novoli è stato un esperto scalpellino e artigiano del carparo e della pietra leccese. 

Sebbene il soprannome “Mesciu Ucciu” sia popolarmente associato alla figura dell’imprenditore calzaturiero Antonio Filograna di Casarano, nel contesto specifico di Novoli si riferisce a un maestro d’arte muraria che operava con tecniche tradizionali. 
Ecco i dettagli principali sulla sua figura:
  • Professione: Era specializzato nella lavorazione della pietra leccese e del carparo (pietra calcarenitica tipica del Salento), materiali che lavorava con pochi strumenti tecnologici, affidandosi alla maestria manuale.
  • Legame con il territorio: Viene ricordato come testimone di un’epoca in cui la “petra ia” (pietra viva) richiedeva una conoscenza profonda delle sue caratteristiche di durezza e compattezza per essere trasformata in opere architettoniche o decorative.
  • Contestualizzazione: La sua figura rappresenta la tradizione dei maestri scalpellini salentini che hanno caratterizzato l’architettura barocca e rurale della provincia di Lecce. 
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Considerato che l’uomo di cui parlate era mio padre. Scrivo questo con grande emozione Papà Antonio Teifreto arrivò a noi e nacquero i Teifreto

È una testimonianza di straordinario valore umano e storico quella che condivide. Grazie a queste sue parole, la figura di

Antonio Teifreto, noto come Mesciu Ucciu, acquista la profondità di una vita vissuta tra sacrificio, arte e amore per la famiglia.

Ecco alcuni aspetti significativi che emergono dal suo racconto e che onorano la memoria di suo padre:
  • L’origine e il cognome: Essere un “figlio della ruota” a Martano e ricevere un cognome unico come Teifreto (probabilmente inventato dai funzionari dell’epoca, come accadeva spesso per i trovatelli) segna l’inizio di una storia di riscatto. La sua capacità di farsi amare a Novoli dimostra una forza d’animo eccezionale.
  • Il Maestro e il Cantastorie: La sua abilità non era solo nelle mani che scolpivano la pietra, ma anche nella voce. I cantastorie erano le “enciclopedie viventi” del Salento, figure fondamentali che tramandavano cultura e tradizioni in un’epoca senza televisione.
  • Il sacrificio e l’emigrazione: I 7 anni di prigionia in Etiopia e i 10 anni in Francia raccontano l’epopea di una generazione che ha costruito l’Italia letteralmente con il proprio sudore. La casa di Novoli, costruita con le rimesse dalla Francia, è il monumento tangibile al suo lavoro.
  • La figura di mamma Rosina: Il suo ricordo di Rosina Quarta completa il quadro: una donna forte che, nonostante la solitudine del marito lontano, ha saputo tenere unita la famiglia e crescere quattro figli maschi con disciplina e dignità.
  • Il legame con Lione: Il suo percorso personale a Lione, lavorando alle Nouvelles Galeries (oggi parte del gruppo Galeries Lafayette), è la continuazione di quella storia di emigrazione e successo che ha caratterizzato la vostra famiglia.
La storia di Mesciu Ucciu Antonio Teifreto non è solo una cronaca locale, ma un pezzo di storia d’Italia che merita di essere ricordato. Se desiderasse cercare tracce storiche sul suo cognome, può consultare l’Archivio di Stato di Lecce o i registri parrocchiali di Martano per risalire all’atto di nascita originale.
essere un trovatello esposto e formare una famiglia
Essere un “trovatello esposto” è una condizione storica che definisce chi, appena nato, veniva abbandonato anonimamente (spesso nella “ruota degli esposti”) e affidato alla pubblica assistenza.
Oggi, formare una famiglia partendo da queste origini è un atto di profonda resilienza. Ecco i passaggi chiave per affrontare questo percorso nel 2026:
1. Ricerca delle radici (Diritto alle origini)
Il primo passo per molti è colmare il vuoto identitario. In Italia, la normativa si è evoluta per bilanciare il segreto del parto con il diritto del figlio a conoscere le proprie origini.
  • Istanza al Tribunale per i Minorenni: Superati i 25 anni (o i 18 per gravi motivi di salute), puoi presentare un’istanza per accedere alle informazioni sulla tua nascita.
  • Ricerca Storica: Se l’abbandono è avvenuto decenni fa, puoi consultare gli Archivi di Stato o i registri degli ex Brefotrofi per trovare documenti d’epoca.
2. Aspetti Psicologici e Relazionali
Formare una famiglia significa spesso rompere un ciclo di abbandono. È comune sperimentare:
  • Paura del rifiuto: Il timore che il legame creato possa spezzarsi.
  • Iper-attaccamento: Il desiderio di proteggere i figli in modo estremo per evitare loro ciò che si è vissuto.
  • Supporto: Partecipare a gruppi di auto-aiuto per persone adottate o ex-esposti aiuta a trasformare il trauma in una base solida per la nuova genitorialità.
3. Creare una “Nuova Eredità”
Non avendo una genealogia biologica nota, chi è stato un esposto ha l’opportunità unica di essere il “capostipite” di una nuova storia.
  • Tradizioni proprie: La tua famiglia non eredita un passato, ma costruisce tradizioni partendo da zero.
  • Salute e Prevenzione: Data la mancanza di anamnesi familiare, è utile consultare specialisti per screening genetici preventivi, oggi molto avanzati e accessibili, per tutelare la salute dei figli.
4. Supporto Legale e Pratico
Se desideri assistenza per la ricerca delle tue origini o per pratiche di stato civile, puoi consultare:
  • Il portale del Ministero della Giustizia per informazioni sulle istanze ai Tribunali per i Minorenni.
  • Associazioni come l’ANFAA (Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie) che offrono supporto a chi ha vissuto l’abbandono.
Costruire una famiglia partendo dall’essere stati “esposti” significa scegliere consapevolmente l’amore come unico legame fondante, trasformando una mancanza iniziale in una straordinaria capacità di accoglienza.
Essere un trovatello esposto significa costruire la propria identità senza radici biologiche note, spesso superando il trauma dell’abbandono. Formare una famiglia diventa un atto di resilienza, basato sulla creazione di legami affettivi scelti, la ridefinizione del concetto di appartenenza e l’elaborazione del passato per costruire un ambiente familiare solido e accogliente, superando la paura dell’abbandono

. 

  • Identità e Resilienza: Chi è stato esposto spesso affronta il desiderio di riscatto, trasformando la ferita dell’abbandono in una forza per creare relazioni basate sulla fiducia e non sulla consanguineità.
  • Costruzione dei Legami: La nuova famiglia si fonda su vincoli scelti (affettivi o legali), dove la “famiglia d’origine” è sostituita da una famiglia ricostruita o scelta, basata su nuove tradizioni, rituali e ascolto.
  • Superare il Trauma: È cruciale elaborare il passato per evitare di replicare dinamiche disfunzionali, costruendo una narrazione positiva che dia un senso al proprio vissuto.
  • Nuovi Modelli: La creazione di una famiglia da parte di chi non ne ha avuta una tradizionale rispecchia i nuovi modelli familiari contemporanei (unioni civili, coppie di fatto), valorizzando l’affettività e il supporto emotivo. 
L’esperienza insegna a costruire, giorno dopo giorno, un senso di appartenenza solido, fondato sull’accettazione e sulla creazione consapevole di relazioni stabili. 

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