Agosto 28, 2023

Buttigliera Alta, ha un importante snodo viario, in cui avviene il passaggio alla sponda sinistra per raggiungere, in località Malan (Drubiaglio, frazione di Avigliana), il limes fra la Regio I e il regno coziano.     In quello snodo viario doveva esistere un ponte, scomparso in età alto medievale e sostituito in piena età medievale da un traghetto e/o un ponte di barche, poi da una passerella, attestata, pur con soluzioni di continuità, fino ai primi decenni del secolo XX, che metteva in comunicazione l’area di S. Antonio di Ranverso/Buttigliera con Milanere/Almese e Camerletto/Caselette.

Buttigliera Alta, ha un importante snodo viario, in cui avviene il passaggio alla sponda sinistra per raggiungere, in località Malan (Drubiaglio, frazione di Avigliana), il limes fra la Regio I e il regno coziano.     In quello snodo viario doveva esistere un ponte, scomparso in età alto medievale e sostituito in piena età medievale da un traghetto e/o un ponte di barche, poi da una passerella, attestata, pur con soluzioni di continuità, fino ai primi decenni del secolo XX, che metteva in comunicazione l’area di S. Antonio di Ranverso/Buttigliera con Milanere/Almese e Camerletto/Caselette.

Buttigliera AltaSulla formazione del territorio di Buttigliera Alta agiscono in modo determinante, sia in età romana sia in età medievale – e per alcuni aspetti anche oltre -, l’assetto politico e quello viario, strettamente connessi. Il territorio di Buttigliera Alta è infatti situato lungo la via delle Gallie, che si sviluppa sulla sponda destra della Dora dalla pianura torinese verso Rivoli e che, proprio nel territorio dell’attuale comune di Buttigliera Alta, ha un importante snodo viario, in cui avviene il passaggio alla sponda sinistra per raggiungere, in località Malan (Drubiaglio, frazione di Avigliana), il limes fra la Regio I e il regno coziano.
     In quello snodo viario doveva esistere un ponte, scomparso in età alto medievale e sostituito in piena età medievale da un traghetto e/o un ponte di barche, poi da una passerella, attestata, pur con soluzioni di continuità, fino ai primi decenni del secolo XX, che metteva in comunicazione l’area di S. Antonio di Ranverso/Buttigliera con Milanere/Almese e Camerletto/Caselette.
     Sembra plausibile l’ipotesi che l’insediamento di S. Antonio di Ranverso, negli ultimi anni del secolo XII, di S. Antonio di Ranverso sia avvenuto su tale antico nucleo stradale romano. L’andamento viario di età romana sarà uno dei fattori dello sviluppo del territorio comunale di Rivoli anche sulla sponda sinistra della Dora, nella zona alle falde del Musiné (vedi schede Rivoli Caselette, Almese), dove confina, in modo spesso conflittuale, con il territorio di Avigliana (CROSETTO A., DONZELLI C., WATAGHIN C. 1981; Avigliana. Città di arte e di storia 1996; PATRIA 1992; SERGI 1981; CASIRAGHI 1983; PARI 1986; DOSIO 1985).
     In età medievale avviene un mutamento dell’assetto viario della zona, con il prevalere del percorso sulla sponda destra della Dora – lungo la Via Francigena, che in quel tratto assume la denominazione di Via publica Rippolarum, o anche di Via Fura, a indicarne la pericolosità -, che esalta la funzione stradale di Avigliana, in prossimità della quale avviene ora preferentemente il passaggio alla sponda sinistra della Dora.
     La zona aviglianese, allo sbocco in pianura della valle di Susa, è il centro di un importante sistema viario in cui l’asse della Via Francigena è intersecato dalla Via Levata, che conduce a Pinerolo, Piossasco e la valle Sangone, dal Caminum Collis Lycii, che, attraverso Almese e Col S. Giovanni, porta alle valli di Lanzo; dalla Strata Vercellensis, che, all’altezza di S. Antonio di Ranverso – come si è detto grazie a un traghetto -, conduce a Caselette e, di lì, alla pianura, senza transitare per Torino (Avigliana. Città di arte e di storia, 1996).
     All’interno della marca arduinica, dalla metà dei secolo X alla morte di Adelaide nel 1091, la zona fra S. Ambrogio e Rivoli è teatro di contesa fra i vescovi di Torino, che controllavano Rivoli e i conti di Moriana-Savoia, che riuscirono a controllare in modo sempre più sicuro Avigliana nel corso del secolo XII. Il favore accordato dai conti di Savoia ad Avigliana – ne è un segno la data molto precoce per i domìni sabaudi valsusini, il 1139, di una discussa carta di franchigia giuntaci in una copia molto tarda: v. CLARETTA 1874 – e l’impianto di una castellania pienamente funzionante dalla metà del secolo XIII (DEMOTZ 1974, GHERNER 1987} significano per Avigliana un notevole sviluppo anche demografico con il lento decadere del borgo vecchio, il prevalere della nuova parrocchiale di S. Giovanni sull’antica plebe mariana, l’addensarsi dell’insediamento alle falde del monte Pezzulano, su cui sorge il castello di probabile origine arduinica, la nascita e lo sviluppo di borghi al di fuori della cinta murata cittadina (GHERNER, NESTA, PATRIA 1991).
     Lo sviluppo di Buttigliera e Uriola, attestati dagli statuti tardomedievali di Avigliana come «borghi», si inserisce in tale processo, con caratteristiche di stabilità insediativa che sono riscontrabili dalla presenza, nel secolo XVII, di numerose famiglie già attestate in età tardomedievale (Primi passi). Indice del collegamento fra lo sviluppo del centro di Buttigliera e l’espansione urbanistica di Avigliana è l’appartenenza della cappella – poi parrocchiale – di S. Marco alla cura di S. Giovanni, che dal 1324 sostituisce S. Pietro di Fologna nelle funzioni parrocchiali a scapito dell’antica pieve mariana e la cui istituzione è probabilmente un’iniziativa delle magistrature comunali aviglianesi (Avigliana. Città d’arte 1996).
     L’attuale territorio di Buttigliera costituisce in età medievale la parte orientale del territorio di Avigliana e ne segue le sorti fino al distacco come comune autonomo all’inizio del secolo XVII. La protezione accordata alla precettoria di S. Antonio di Ranverso – al limite del territorio aviglianese e in corrispondenza del passaggio alla sponda sinistra delia Dora e quindi della strata Vercellensis – fa del territorio che farà parte del comune di Buttigliera un sicuro confine con il territorio di Rivoli (attualmente Rosta) e manterrà, fino alla soppressione dell’ordine antoniano nel 1776, e anche oltre, con il passaggio all’ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, una propria fisionomia distinta dal comune di Avigliana e poi di Buttigliera, pur rientrando nei loro confini.
     Dalle vicende che portarono, fra gli ultimi anni del secolo XVII e i primi del successivo, al distacco delle comunità di Buttigliera, Uriola e case Nicola dal comune di Avigliana emergono con chiarezza alcuni elementi determinanti: la separazione geografica dei tre centri da quello aviglianese; la condizione di subordinazione delle popolazioni dei tre borghi rispetto al centro di Avigliana per quanto riguarda sia la ripartizione dei carichi fiscali sia la qualità e il peso della rappresentanza dei tre borghi nelle strutture amministrative comunali; l’aggregazione della comunità avvenuta intorno all’erezione della parocchiale; la convergenza fra le aspirazioni della comunità e quelle delle gerarchle ecclesiastiche; le necessità finanziarie del ducato, che portano allo scorporo da Avigliana e alla vendita del feudo. E’ raramente menzionato, nella documentazione di questi anni, il nucleo dernico di Case Nicola, i cui membri sono tuttavia presenti nelle varie fasi della vicenda (si vedano gli elenchi dei capi di casa): evidentemente il piccolo nucleo veniva sentito dagli abitanti come un tutt’uno con Buttigliera, mentre era necessaria la specificazione, della sua esistenza quando si trattava di descrivere il territorio, come avviene nelle patenti di infeudazione.
     Dalla fine del secolo XVI, si fa strada nelle gerarchle ecclesiastiche la necessità dell’erezione in parrocchia della chiesa buttiglierese di S. Marco e Sebastiano, motivata sia dalla distanza – «unum bonum milliarem»; «trabuchi mille cento» – dalla chiesa di S. Giovanni di Avigliana (che esercita la cura d’anime per un’area di un miglio e mezzo al di là delle mura cittadine) sia .dal numero di anime, circa quattrocento, esclusi bambini e minori (A. Arciv. Torino, 7.1.4., 7.1.5, Visita apostolica Peruzzi, 1584). Qualche anno più tardi, la chiesa è officiata «pro commoditate populi» da un sacerdote della cura di S. Giovanni per quanto riguarda la comunione e l’estrema unzione, mentre gli altri sacramenti sono amministrati nella chiesa di S. Giovanni e le sepolture avvengono nel cimitero di S. Pietro, unito come cura a S. Giovanni (A. Arciv. Torino, 7.1.9, Visita apostolica Broglia, 1595). La chiesa di S. Marco, situata nel borgo di Buttigliera, rappresenta un luogo di aggregazione anche della comunità di Uriola: ciò è confermato dall’esistenza in S. Marco di un altare delle famiglie Rossi e Aschieri «ac aliorum de Burgo Urioliae» (1. cit).
     Mons. Broglia constata che la maggioranza della popolazione desidera che la chiesa sia eretta in parrocchiale, ordina un’inchiesta sull’argomento che da esito positivo e, l’anno successivo, alla presenza del podestà di Avigliana, tutti i capi di casa di Buttigliera e Uriola si riuniscono nella chiesa di S. Marco per istituire la dote della parrocchia (Arch. Carron, fald. 16), che viene eretta nel 1597, con riserva di giuspatronato da parte della comunità. Seguono poi la nomina del vicario e del parroco (1604 e 1605, l. cit).
     L’erezione di S. Marco in parrocchia fa nascere una lite sui diritti di decimazione fra S. Giovanni di Avigliana e la nuova parrocchia: la lite si trascina per una ventina d’anni ed è risolta nel 1624 a favore di S. Giovanni (Sentenza del Nunzio apostolico, in Arch. Carron, fald. 15, edito in RUFFINO 1995), che deve però versare annualmente a S. Marco 10 scudi d’oro a integrazione della dote della nuova parrocchia, ma acquisisce il diritto – condiviso con la comunità parrocchiale di S. Marco – di presentazione del rettore della cura buttiglierese. Si stabilisce in tal modo una supremazia di S. Giovanni su S. Marco, simboleggiata dall’obbligo di questa a offrire ogni anni un libbra di cera.
     L’erezione in parrocchia spinge gli uomini di Buttigliera a chiedere, nel 1603, la separazione da Avigliana, ma il parere del governo del ducato è negativo. Le ragioni degli abitanti dei tre borghi trovano tuttavia parziale ascolto, in quanto, nel 1604, viene decisa una loro maggiore presenza nelle strutture comunali di Avigliana (9 consiglieri di Buttigliera e Uriola nel Consiglio comunale, una volta ogni quattro anni un sindaco eletto dai due borghi e gli altri tre anni un vicesindaco, un viceesattore per i due borghi, esenzione dai carichi locali aviglianesi, nessuna imposizione di carichi senza esposizione dei causati a Buttigliera e Uriola). Ulteriori pressioni portano alla sospirata separazione – pagata 500 ducatoni – nel 1607 dal registro di Avigliana, che comporta un esattore diverso da quello di Avigliana e la facoltà di nominare un proprio Consiglio; ma nel 1610 Avigliana ottiene la revisione della separazione.
     Sono le esigenze economiche del ducato a dare una svolta definitiva: nel 1619 il duca vende il feudo di Buttigliera e Uriola a Giovanni Carron, suo segretario, nonostante le proteste di Avigliana: il ricavato della vendita -3.000 ducatoni – è destinato al pagamento dell’esercito ducale. Durante la presa di possesso del feudo (2 maggio 1619), il delegato di Giovanni Carron nomina il Podestà e giusdicente di quei luoghi; gli uomini delle tre borgate costituiscono i sindaci, i consiglieri e gli altri ufficiali della comunità e i capi di casa si riuniscono nella chiesa parrocchiale per il giuramento di fedeltà al nuovo signore. La delimitazione territoriale avviene i successivi 24 e 25 maggio 1619, alla presenza dei rappresentanti di Avigliana (che abbandonano le operazioni al termine della prima giornata), Rivoli, Buttigliera e Reame, piantando cinque termini e lasciando in sospeso alcune questioni, che verranno poi risolte tre anni più tardi, nel 1622, quando viene definita anche la separazione dal Registro di Avigliana.
     Negli anni immediatamente successivi all’acquisto del feudo di Buttigliera, il conte Carron acquista diritti e terre sia in Buttigliera sia in Avigliane e in Rosta (vedi le schede relative), si pone come mediatore delle esigenze dei Buttiglieresi presso la corte torinese, si presta, in numerose occasioni, a prestare il denaro necessario per il pagamento delle imposte ducali. Il processo di «dipendenza economica della comunità di Buttigliera nei suoi confronti» (RUFFINO 1995) è completato:nel 1648, quando l’ormai conte Carron ottiene il diritto di eleggere i sindaci secondo le seguenti modalità: il Consiglio Generale elegge tre coppie di cittadini – uno di Buttigliera e uno di Uriola -, all’interno delle quali – se ritenuto utile anche rompendole – il Signore nomina due sindaci; dopo di che, eleggerà cinque consiglieri e gli altri cinque saranno eletti dai sindaci. Tale situazione si riflette anche nell’organizzazione della comunità parrocchiale: nel 1653 il Carron ne otterà il giuspatronato.
     In età contemporanea, l’insediamento si sviluppa anche nella zona settentrionale, in regione Colatti, dove la ditta Vandel acquista un mulino e relativi diritti sulle acque da S. Antonio di Ranverso per potervi impiantare una fabbrica metallurgica (chiodi). La ditta Vandel, all’inizio dei secolo XX, costruisce case per i propri operai e tecnici, costituendo un tipico villaggio industriale di inizio secolo, che successivamente si ingrandisce con altri edifici residenziali.
     Non risultano importanti conflitti con S. Antonio di Ranverso, le cui proprietà – non sottoposte a carichi fiscali, ma inserite nei confini di Buttigliera – si sono sviluppate nella zona settentrionale e orientale del comune e che in età moderna è strutturato come Commenda con propri confini (vedi A.S.T., Carta in misura delle valli di Susa e Bardonecchia, secolo XVIII) fino alla soppressione dell’ordine antoniano, i cui beni saranno incorporati dall’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (Ordine Mauriziano).

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