Ottobre 12, 2017

Buongiorno Prof. Piero Archia, chiariamo il nostro attaccamento al suo libro molto speciale, ma con tutto rispetto sulla Treccani ho trovato solo questo scritto dove viene indicata come Abbazia di Ranverso-

Buongiorno Prof. Piero Archia, chiariamo il nostro attaccamento al suo libro molto speciale, ma con tutto rispetto sulla Treccani ho trovato solo questo scritto dove viene indicata come Abbazia di Ranverso-

Treccani              

Buongiorno Prof. Piero Archia, chiariamo il nostro attaccamento al suo  libro  molto speciale, ma con tutto rispetto sulla Treccani ho trovato solo questo scritto dove viene indicata come  Abbazia di Ranverso-

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Ersilio Teifreto

Enciclopedia Italiana

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RANVERSO, S. Antonio di

RANVERSO, S. Antonio di

Enciclopedia Italiana (1935)

 

di Anna Maria Brizio

RANVERSO, S. Antonio di. – Abbazia, che sorge a 5 km. a O. di Torino e fu fondata intorno al 1150 da alcuni monaci dell'Ordine ospitaliero di S. Antonio di Vienne.

Protetta da Umberto III di Savoia (1149-1188), ebbe rapido incremento e durò prospera attraverso i secoli, finché nel 1776 Pio VI la soppresse, assegnandone i beni all'Ordine dei Ss. Maurizio e Lazzaro, attuale proprietario. L'edificio odierno reca l'impronta di varie fasi costruttive che restauri recenti hanno permesso di individuare chiaramente. La piccola chiesa originaria a una sola navata, nel sec. XIII, demolita l'abside semicircolare, fu accresciuta d'un presbiterio quadrato. Nel sec. XIV si costrussero le cappelle lungo il fianco settentrionale e si aggiunsero la navata a mezzogiorno, la sagrestia e un portico addossato alla facciata. Finalmente, alla fine del sec. XV, l'abate Giovanni Montchenu le diede l'aspetto attuale, costruendo l'abside poligonale, decorando la facciata di terrecotte ed erigendo un chiostro sul lato meridionale. È dello stesso periodo la facciata dell'antico ospedale, analoga alla facciata della chiesa. Questa è nell'interno decorata di affreschi dei secoli XIII, XIV e XV, di stili varî: i più interessanti sono quelli del presbiterio e della sagrestia, eseguiti intorno al 1430 dal pittore torinese Giacomo Jacquerio, che appose la sua firma ai santi del presbiterio. Sull'altar maggiore s'eleva un grande polittico di Defendente Ferrari da Chivasso (1530), interessante per esser stato la sua prima opera identificata, che ha costituito la base di tutte le attribuzioni posteriori.

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