ARCHIVIO “COME ERAVAMO” Documento Unificato: La Storia Viva, Edilizia e Tecnologica di Ranverso A cura del Cavaliere Storico Ersilio Teifreto (Gruppo A.D.A. – Allievo di Mons. Italo Ruffino) CAPITOLO I: L’INGEGNERIA MEDIEVALE E L’ASSETTO FORTIFICATO
ARCHIVIO “COME ERAVAMO” Documento Unificato: La Storia Viva, Edilizia e Tecnologica di Ranverso A cura del Cavaliere Storico Ersilio Teifreto (Gruppo A.D.A. – Allievo di Mons. Italo Ruffino) CAPITOLO I: L’INGEGNERIA MEDIEVALE E L’ASSETTO FORTIFICATO
ARCHIVIO “COME ERAVAMO”
Documento Unificato: La Storia Viva, Edilizia e Tecnologica di Ranverso
A cura del Cavaliere Storico Ersilio Teifreto (Gruppo A.D.A. – Allievo di Mons. Italo Ruffino)
CAPITOLO I: L’INGEGNERIA MEDIEVALE E L’ASSETTO FORTIFICATO
1188: La Casa dell’Elemosina. Il conte Umberto III di Savoia, spinto dalla contessa Beatrice di Mâcon, dona i terreni del Rivus Inversus. Sorge la Domus ospedaliera per assistere i poveri e i pellegrini della Via Francigena.
1310: La Bealera e le Mura Ciclopiche. Viene realizzato il canale della Bealera per l’approvvigionamento idrico. Sotto il canale viene eretta un’imponente cerchia di mura di contenimento a blocchi ciclopici. Questo circuito murario gira sulla collinetta, scende lungo il pendio e si appoggia direttamente alle strutture del Presbiterio Abside della Chiesa. Nasce una vera e propria cittadella fortificata.
Sviluppi Edilizi Successivi: Le possenti mura ciclopiche del 1310 diventano la spina dorsale del borgo: vengono utilizzate come appoggio strutturale per l’edificazione delle grandi cascine (Cascina Alta e Cascina Bassa). La vita rurale si poggia letteralmente sulla pietra medievale.
L’Organizzazione dei Flussi (Chiesa e Ospedale staccati): L’Ospedale e la Chiesa Abbaziale sorgono come corpi di fabbrica staccati, divisi da un muro di cinta intermedio che funge da barriera igienico-sanitaria. L’Ospedale cura i corpi; la Chiesa accoglie lo spirito.
I Due Ingressi:
Ingresso dei Monaci: Posto lateralmente in corrispondenza dell’arco con cancello (sovrastato da antiche costruzioni abitative), è protetto dall’affresco di Sant’Antonio Abate con il sigillo della Tau (
) in alto a destra. Garantisce la clausura e protegge dal contagio.
Ingresso del Popolo: Posto sul sagrato, dove i pellegrini, i devoti e i malati bussano alle grandi grate di ferro per entrare dopo aver superato un dislivello di tre gradini.
1470 – 1496: Il Mecenatismo di Jean de Montchenu. L’Abate Commendatario e Cellerario vende i suoi feudi personali nell’Isère (Francia) per abbellire Ranverso. Abbate l’abside quadrato sostituendolo con il presbiterio poligonale, alza il muro del coro dei monaci uniformandolo al tetto, riapre il portico del chiostro e installa le grate di ferro a fine lavori. Firma la facciata inserendo l’aquila, estratto dal suo blasone nobiliare. Questo accentramento di potere segna la fine dell’autonomia dei monaci locali ma allenta i tributi dovuti alla Casa Madre francese.
1500: Fusione della Grande Campana. La campana originale della torre inizia a esistere, concepita con una lega contenente oro e argento per propagare il suono fino ad Avigliana, Rivoli e comuni limitrofi. Presenta l’incisione della Tau (
) e una rara colonnina ottagonale esterna sulla bifora (le cui luci la sera fungevano da faro per i pellegrini).
1531: Il Polittico di Defendente Ferrari. Finanziato con l’umile obolo collettivo dei cittadini di Moncalieri come ex-voto per la peste. Include lo stemma di Moncalieri e la figura di Bernardo III di Baden, volutamente ritratto a destra senza aureola (in quanto non ancora santificato).
1702: La Rifusi della Campana e l’Elogio di Sant’Agata. La grande campana viene ripristinata e incisa con la formula latina protettiva contro i fulmini e gli incendi (Elogio di Sant’Agata):
RIGA 1: Anno 1500 esse coepi. 200 annis substiti nunc reviviscente domo reviviscor cadem mente. (Ho cominciato ad esistere nell’anno 1500. Mi sono fermato ormai da 200 anni ravvivando la casa, ravvivo la mente della caduta).
RIGA 2: fùit.a:IHS. Maria mentemsanctamspontaneam honorem Deo et patirne liberationem. 1702. Praelatus fecit. (Era.a:IHS. Maria, con animo sanctificato, rendeva spontaneo onore a Dio e, naturalmente, la liberazione. 1702. Ha fatto un prelato).
Fine XIX Secolo: L’Interramento di d’Andrade. L’architetto Alfredo d’Andrade, durante i restauri, fa rialzare la quota stradale per realizzare l’attuale sagrato. Questo intervento copre il terreno originario: dei tre gradini medievali d’accesso, oggi ne rimane visibile soltanto uno, mentre due giacciono sepolti sotto la pavimentazione.
CAPITOLO II: L’OTTOVENTO E L’ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE DELLA STADERA
1776: I Custodi dell’Abbazia. Papa Pio VI sopprime gli Antoniani con la bolla Rerum humanarum conditio. L’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro assume la tutela del sito, apponendo sul muro del Pronao la memorabile targa lignea: “Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro Custodi dell’Abbazia”. L’ente riorganizza il borgo in grande azienda agricola e acquista una stadera aerea di seconda mano, costruita a fine Settecento da un’officina piemontese.
1864: L’Apertura della Via e la Pesa Aerea. Viene abbattuto il prolungamento del vecchio muro di cinta medievale che arrivava fino al Sagrato per aprire l’attuale Via Sant’Antonio di Ranverso. Con i mattoni di risulta della demolizione, viene edificato il fabbricato della Stadera (data 1864 rinvenuta da Ersilio Teifreto incisa sulla trave centrale a 10 metri d’altezza). All’interno viene rimontato il meccanismo settecentesco. La trave maestra sporge all’esterno con un braccio metallico a 4 catene per pesare i carri sospesi.
2016: Il Riconoscimento Scientifico. Grazie allo studio dei numeri romani e alla collaborazione tra Ersilio Teifreto e la curatrice Lia Apparuti, lo strumento viene registrato negli archivi nazionali del Museo della Bilancia di Campogalliano (Modena) e tutelato dalla SABAP come Monumento Storico.
Rilievo d’Archivio (Fondo Fotografico Teifreto): Poiché i locali interni della Stadera contenenti la cremagliera, i contrappesi e i meccanismi originali sono oggi inaccessibili, l’unica documentazione visiva e scientifica esistente di questo cuore tecnologico è costituita dalle fotografie esclusive custodite nel presente archivio. Le indagini storiche proseguono per identificare il punzone dell’officina tra le storiche famiglie di ferrai piemontesi Caprile e Opesso.
Epoca Contemporanea: La solida opera idraulica della Bealera del 1310 continua a scorrere, superando persino la moderna infrastruttura del ponte dell’Alta Velocità (RFI).
CAPITOLO III: IL SACERDOZIO, IL FRONTE E LA MEMORIA DI MONS. ITALO RUFFINO
1912: Nasce Italo Ruffino. Orfano di padre, intraprende studi insoliti per il seminario frequentando gli istituti tecnici post-Riforma Gentile.
1935: Viene ordinato sacerdote, distinguendosi per una profonda e pionieristica apertura ecumenica verso le Chiese orientali e anglicane.
1942 – 1943: Svolge il ruolo di Cappellano Militare del 3° Reggimento “Savoia Cavalleria” durante la Campagna di Russia. Condivide il tragico destino dei soldati nella steppa, subendo l’amputazione di due dita del piede per il congelamento e piangendo al fronte i “suoi ragazzi”. Nel dopoguerra si laurea in Lettere all’Università Cattolica di Milano e diventa Archivista Metropolitano.
1999: Don Italo Ruffino incontra Ersilio Teifreto. Colpito dall’occhio attento e dalla passione genuina dell’allievo (la cui istruzione si era fermata alla quinta elementare per necessità della numerosa famiglia), lo sceglie come suo collaboratore ravvicinato e custode dei segreti di Ranverso.
2006: Il Ripristino della Festa di Ranverso. L’antica festa patronale, interrotta da anni, viene ripristinata grazie a un’idea straordinaria di Mons. Ruffino, nata dai suoi dialoghi con Ersilio e dalla sua profonda curiosità per le tradizioni salentine della Fòcara di Novoli legate a Sant’Antonio Abate. Sebbene il progetto veda la partecipazione e il confronto dei soci dell’AFOM, la paternità ideologica e la direzione culturale (“la testa”) appartengono interamente a Don Italo, che mette tutto nero su bianco.
2012: Compiuti i 100 anni, presenta il libro autobiografico Bianco, rosso e grigioverde. Il titolo evoca i tre copricapi che richiese sulla sua bara: il basco bianco di Lettere, il berretto rosso da prete, l’elmetto grigioverde da soldato.
2013: Il Neologismo “Torinovoli”. Ersilio Teifreto conia il termine torinovoli e organizza un gemellaggio virtuale (www.torinovoli.it) tra la Chiesa Abbaziale piemontese e la comunità pugliese di Novoli, unendo il “DNA del fuoco” del Salento alla cura del fuoco di Ranverso.
31 agosto 2015: Pranzo solenne per i 100 anni del Maestro alla presenza dell’allievo Ersilio. Pochi giorni dopo, Don Italo celebra la sua ultima, storica Santa Messa a Ranverso, indossando la stola sacra sopra il cappello alpino con la penna nera. Per gli autoctoni del borgo, legati ai sacramenti scanditi dalla grande campana, quella rimane senza indugi la loro Chiesa Abbaziale.
26 febbraio 2017: Il Maestro si spegne a 101 anni. Il Gruppo A.D.A. ne raccoglie l’eredità morale. L’archivio “Come Eravamo” preserva i documenti e le foto storiche, compreso l’ex-voto della Russia (quadro con stampelle, neve, la Madonna e Sant’Antonio) rimosso dalla prima cappella a sinistra ed evitato dalla successiva musealizzazione del sito.
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Maurel da inviare
L’aquila bicipite di Massimiliano I (concessa nel 1502) non era uno stemma personale di un nobile piemontese, ma era l'”Arme Moderna” e ufficiale dell’intero Ordine degli Antoniani a livello mondiale. Per questo motivo non trovava posto nella sfilata dei blasoni individuali del corridoio. [1, 2, 3, 4]
