Ottobre 12, 2017

Annibale attraversò le Alpi passando nei pressi Abbazia Precettoria di Ranverso Fòcara Sant’Antonio Abate Novoli Avigliana

Annibale attraversò le Alpi passando nei pressi Abbazia Precettoria di Ranverso Fòcara Sant’Antonio Abate Novoli Avigliana

IV – L’ESERCITO CARTAGINESE.

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RETRO <– BELLUM HANNIBALICUM

PORRO –> VII

6- IL PASSAGGIO DI ANNIBALE SULLE ALPI.

Riguardo al passaggio di Annibale sulle Alpi, le tre principali ipotesi del Piccolo San Bernardo (2188 m.), del Moncenisio (2482 m.) e del Monginevro (1854 m.) [1] hanno tra i sostenitori più famosi il Niebuhr, il Mommsen e K. Lehmann per la prima tesi; Napoleone Bonaparte [2], W. Osiander, il Nissen, Spencer Wilkinson e recentemente Gustav Faber[3] per la 2°, oltre a Lane Fox, citata 2007, p.338; C. Neumann, J. Fuchs, W. A. B. Coolidge[4], G. E. Marindin[5] e il De Sanctis per la 3°. Opera più interessante e più recente è quella di Giulio Cesare BORGNA (Annibale attraverso le Alpi – Ricerca sul più probabile itinerario seguito dal Cartaginese, Roma 1984), che con lungo lavoro di verifica diretta sui luoghi delle più probabili località privilegia il Monginevro, arrivando alle conclusioni che riassumeremo più avanti [6]. In realtà anche G. Faber osserva la coincidenza per il Monginevro con i giorni di marcia indicati da Polibio, in un possibile viaggio da Isère e Drac attraversoLa Mure e poi per 150 km. dalla valle della Durance a Besancon; infine gli ultimi 20 km. fino al passo. G.Faber aggiunge inoltre: “Il Rodano dista da Avigliana, la prima tappa di Annibale nella valle del Po, 234 km. Polibio parla di 1200 stadii (217 km.) che corrispondono dunque approssimativamente alla realtà [7].

FIG. LE ALPI ATTRAVERSATE DA ANNIBALE

Il De Sanctis, nella sua analisi minuziosa delle varie ipotesi (GDS III2 pp. 64- 81), smontava la prima e la seconda tesi per la concordanza di Livio, Polibio e Strabone sull’importanza della Val di Susa e per il riferimento delle fonti al fiume Druentia (Durance) (Ibidem p. 68). Soprattutto sulla scorta di Polibio a 10 giorni dalla Druenza (dal 26 agosto al 4 settembre lungo l’Isère e il Drac)[8] sarebbe cominciata l’ascesa delle Alpi, durata altri 15 giorni, scendendo il 20 settembre in Italia [9].

Secondo le tesi sintetizzate da E. Faber (cit., p. 64- 67) Annibale avrebbe raggiunto il Piccolo S. Bernardo oppure il Moncenisio. In tal modo egli evitò i Marsigliesi e la rete delle fortezze costiere che i Romani avevano ereditato dai Focesi. Anche G. Faber (cit., pag. 90) propende per il Moncenisio (o meglio per il Col du Clapier, valico secondario del massiccio), secondo il percorso dall’Isère all’Arc fino poi a Lanslebourg e da lì al valico. Carlo Magno passò da lì nella sua prima campagna in Italia nel 773 d.C. e altri imperatori tedeschi per 13 volte nel Medioevo lo valicarono finchè quella regione apparteneva all’impero. Napoleone Bonaparte tra il 1803 e il 1810 fece costruire sul passo la prima strada moderna.

Il Congresso dell’Association Guillaume- Budé, tenuto ad Aix nel 1963 a proposito del passaggio delle Alpi da parte di Annibale, ha privilegiato questo percorso per il Punico: dal Rodano fino alla confluenza con l’Isère, poi il corso della Maurienne e il Piccolo S. Bernardo oppure il Moncenisio (in tali modi egli va incontro agli Allobrogi amici). Gli storici greci al seguito di Annibale, Sosylos e Silenos, avrebbero amplificato il viaggio, mentre Polibio stesso, Napoleone e Charles- Picard lo hanno relativamente ridimensionato [10].

L’itinerario seguito vedeva nella ricostruzione del Fuchs la maggiore rispondenza ai dati delle fonti secondo il De Sanctis. Superato un primo impedimento presso le città adiacenti di Savines e di Embrun, Annibale superò nella gola tra Briançon e Vachette il secondo impedimento e giunse alla vetta del Monginevra, facendo lì due giorni di sosta. Nella discesa dal Monginevra, sul fianco dello Chaberton vi fu il terzo e ultimo impedimento naturale prima della pianura padana, con un unico sentiero franato tra le rocce. Per l’arduo superamento di questo punto anche con gli elefanti, il De Sanctis, che credeva meno dei critici più moderni al particolare di Livio XXI, 37 sul passaggio scavato nella roccia da Annibale in quattro giorni con fuoco e aceto, deve ammettere anch’egli (Ibidem p. 76) che Appiano, Ammiano, Servio, Cassio Dione, Vitruvio e Plinio il Vecchio hanno riportato il fatto o documentato la possibilità scientifica di tale procedimento nel mondo antico. Nel 1956 il British Museum ha ripetuto sperimentalmente, con successo, il procedimento descritto da Livio [11] e anche per questo, secondo G. Faber (cit., pag. 89), siamo ancor più autorizzati a credere allo storico romano.

VIDEO CLIP – Annibale sulle Alpi nel film “Cabiria”

Ecco le tappe del passaggio delle Alpi da noi velocemente riepilogate in base a WERNER HUSS (Universität Bamberg), Geschichte der Karthager, München 1985, pagg. 297 sgg. :

Verso fine di aprile Annibale parte da Cartagena con 90000 fanti e 12000 cavalieri. Passa l’Ebro a fine maggio (Huss segue le date di De Sanctis). Lascia Annone tra Ebro e Pirenei con 10000 fanti e 1000 cav. Sui Pierenei 3000 Carpetani lo abbandonano: tenta di tenerli con la forza, ma poi rinuncia ad altri 7000 spagnoli. Passa i Pirenei con 50000+9000. (Dunque forse eccessiva la perdita di altri 20000+2000 dopo l’Ebro). Con 38000, più di 8000 cav. e 37elef è sul Rodano. (dai 50000 dell’Ebro ai 38000 del Rodano, deve essersi trattato della diserzione di molti Spagnoli – Huss, p.302, nt 60).

Il 30 agosto tra Rodano e Isére (Valence- Pont de l’Isere- Grenoble- St Pierre d’Albigny, fiume Arc, P. de Lavis-Trafford [mt.Cenis], Susa).

Il 18 settembre St.Pierre d’Albigny. Col du Clapier= Pas de Lavis-Trafford, accampamento per due giorni di pausa.

Il 24 settembre in pianura con 12000 fanti libici e 8000 fanti iberi + 6000 cavalieri (Huss, pgg.298-305)..

Il BORGNA (cit., pp. 55 sgg.) respinge le ipotesi del Moncenisio e del P. S. Bernardo, sul percorso Montpellier- Orange- Allevard- Torino. Né trova più convincente il percorso Rodano- Aygues- Durance- Guil- Traversette (pp. 84- 86). Dà importanza ai reperti del Sestriere (pag. 123 sgg.) per zanne di elefante e altri reperti probabilmente annibalici. Egli pensa al COLLE del MAJT come al più attendibile (pp. 127 e 130- 131) e rimarca (pag. 133) l’eccezionale scoperta del 1977 di pittura con elefante africano e bue e mulo carichi di bagagli. In tale evidenza, il percorso sarebbe: Besse Aut (bassa Val Ripa), Sestriere, Balboutet (Usseaux= Ocelum), S. Germano, Gran Dubbione, Cumiana, Giaveno.

Come si vede, il passo del Piccolo S. Bernardo, a nostro parere, sembrerebbe quello meno probabile sia perché dalla sommità del valico è impossibile vedere la valle del Po, sia perché i 3 giorni di marcia indicati da Polibio non basterebbero per i120 km. fino alla pianura [12].

FIG.- Le Alpi attraversate da Annibale in Karl CHRIST(Hannibal, Darmstadt 2003).

Ma una interpretazione intermedia, per cui non necessariamente Annibale avrebbe attraversato quel valico pur essendone interessato in parte il suo esercito, è seguita dal SEIBERT, che come precedentemente ricordato concentra in un volume (Hannibal. Feldherr und Staatsmann, Mainz 1997) l’enorme mole di lavoro sulle fonti dei suoi precedenti due volumi su Annibale (FORSCHUNGEN ZU HANNIBAL, Darmstadt 1993), conservandone le cartine geografiche e sintetizzando i dati sulla spedizione annibalica in Italia. A pag. 34 egli indica due vie di marcia sulle Alpi: metà esercito dalla valle della Durance al Monginevro, nel territorio dei Taurini; un’altra metà dal Rodano alla valle dell’Isere fino al Piccolo S.Bernardo, nel territorio degli Insubri, ritrovandosi tutti poi nei pressi di Torino (cartina a pag.31). L’equivalente di argomentazione nell’opera maggiore si trova alle pgg.106 sgg.

FIG.- I valichi alpini attraversati dall’esercito di Annibale in SEIBERT (Forschungen, cit. pp. 191-213).

Infine LE BOHEC Y., Historie militaire des Guerres Puniques, Monaco 1996 (collana L’Art de la Guerre) indica così il percorso di Annibale fino alle Alpi: MAURIENNE, CLAPIER, MONCENISIO. Ma è una tesi non sufficientemente avallata.

D’altra parte, Livio XXVII, 39, 7 e Appiano, Hann. 52, confermano che Adrubale nel 207 passò le Alpi per lo stesso valico usato dal fratello, con lo stesso percorso dalla Druenza al Monginevra [13].

A parte spiegazioni sulle linee difensive e sulle fortificazioni di ostacolo al nemico, come verrà trattato nella ricostruzione dettagliata della guerra, meriteranno ulteriori delucidazioni i passaggi e i punti di collegamento transitabili, più facili, tra regioni e tra sistemi di monti. Abbiamo detto che ciò sarà spiegato appositamente nella ricostruzione bellica o si evincerà automaticamete dalle mappe. Ricordiamo solamente che, per i passi alpini del Monginevro e del Moncenisio, il Toynbee (cit., II, p. 291) ribadisce come praticabili e utilizzati questi due passi sia prima che dopo il periodo dal 218 al 205 a. C. In tal modo abbiamo considerato noi (indipendentemente da Polibio e dal silenzio di Plinio il Vecchio), e indichiamo anche il Col di Tenda, più arduo [14], come utilizzabile ipoteticamente dai Punici invece dei due passaggi alpini sul litorale ligure: quello per il Porto di Vadi e per Savona (Vada Sabatia e Savo) e quello per Genova (Genua); passaggi rapidi e comodi, ma troppo agevoli e troppo controllabili militarmente da chi, come i Romani, aveva molte truppe da sbarco soprattutto nel 218 a. C., quando essi tenevano ancora saldamente Genova. CHARLES- PICARD (Annibale, cit., p. 140) quando si è domandato perchè Annibale avesse preferito la marcia attraverso le Alpi, ha risposto nel modo che qui molto sinteticamente riassumiamo: la flotta romana era troppo potente e i popoli del Nord numerosi, instabili e pronti a dilagare come già era avvenuto in precedenza.

LIPINSKI E. (in AA.VV., STUDIA PHOENICIA, a/c LIPINSKI E. : VI-Carthago, Leuven 1988 ; X-Punic Wars, Leuven 1989) nel volume X accoglie il saggio di SEIBERT J., Zur logistik des Hannibal-Feldzuges: Nachschub uber die Alpen? Dalla pag.213 si afferma che non solo Annibale ha preparato la marcia tra i Pirenei e il Rodano con province e guarnigioni previste, ma ha lasciato lì le “perdite” delle fonti antiche come guarnigione, tanto che 12 anni dopo Adsrubale troverà tutto più facile e Livio XXVIII,39,6 parla di 12 anni di insediamenti, affermazione altrimenti inspiegabile. Dunque rifornimento (e convogli di rifornimenti) per Annibale attraverso le Alpi. Sull’arrivo di Annibale in Italia attraverso le Alpi, per motivi di rigore ricostruttivo, ricchezza di fonti bibliografiche e disamina delle fonti antiche noi ci atteniamo oggi a JAKOB SEIBERT, HANNIBAL, Darmstadt 1993, che pone il passaggio di Annibale su due direttrici: il Punico divise in due parti là esercito a Fourques per passare il Piccolo S.Bernardo via Isere e passare il Monginevro via Durance, con arrivo nel territorio di Torino.

FIG. STRADE CONSOLARI ROMANE AL TEMPO DI ANNIBALE

IL SISTEMA VIARIO.

Lo stato delle strade romane in costruzione nel 534= 220, un anno prima dello scoppio della seconda guerra punica, è rispettato nelle mappe ricostruttive in maniera fedele solo per i tratti in color verde chiaro, con una elevata funzione difensiva.

Quattro erano le più lunghe strade consolari dal 442= 312 al 534= 220, e 8 nel complesso, alla stessa data, quelle realizzate, come risulta dalla cartina allegata poco più avanti. Le quattro principali erano:

La Via Appia, da Roma a Capua per 142 miglia, passando per Ad- Novar, Bovilae, Alba, Aricia, Lavinium, Tabernae, traversava le paludi Pontine fino ad Anxur (Terracina), poi raggiungeva Fondi, Formiae, Minturnae, Sinuessa, Urbana, Casilinum, Capua. Nel periodo dal 281 al 267 il tracciato fu prolungato da Capua a Taranto e Brindisi.

FIG. IL PERCORSO DELLA VIA APPIA

La Via Aurelia dal Gianicolo passava per Alsium, Pyrgi, Graviscae e Centumcellae ed era lastricata nel 241 fino a Vulci. Il tracciato idale di percorrenza era già fino a Forum Aurelii per 85 miglia, poi per Pisa fino a Massilia (Marsiglia) con una deviazione verso Tortona.

La Via Flaminia, lunga 360 miglia, nel 220 dal Campo Marzio arrivava a Fanum (scavalcando nell’interno il Metauro) e ad Ariminum (Rimini), attraverso la Sabina, l’Umbria e il paese dei Senoni.

La Via Aemilia, ultima in costruzione, da Ariminum arrivava a Piacenza attraverso Bologna, Modena, Parma.

I restanti percorsi di queste vie, prolungati in seguito ma spesso già esistenti anche se non lastricati, sono stati evidenziati senza vantaggi particolari nel MOVIMENTO e nella DIFESA. Anche i 4 passi alpini già ricordati furono lastricati e allargati solo dopo la fine delle guerre puniche.

Altre due vie meno importanti erano:

la Via Amerina, che nel 240 arrivava fino a Falerii [15].

Le Vie Caecilia e Valeria, che dal 302 al 298 congiunsero Carseoli e Alba Fucens.

FIG. SEMPLIFICAZIONE DEI 300.000 KM. DELLE STRADE ROMANE IN EUROPA

FIG. – LE STRADE ROMANE IN ITALIA. Dall’1 all’8 quelle realizzate prima della II guerra punica.
PERCORSO:

312 a.C. 1  Via Appia          Roma- Capua
307 a.C. 2  Via Valeria        Tibur- Corfinium
287 a.C. 3  Via Clodia         Roma- Saturnia
285 a.C. 4  Via Appia          Capua- Venusia
283 a.C. 5  Via Caecilia       Cures- Castrum Novum
241 a.C. 6  Via Aurelia vetus  Roma- Cosa
225 a.C. 7  Via Minucia        Forum Novum-Brundisium
220 a.C. 8  Via Flaminia       Roma- Ariminum
187 a.C. 9  Via Aemilia        Ariminum- Placentia
187 a.C. 10 Via Flaminia       Arretium- Bononia
154 a.C. 11 Via Cassia         Roma- Arretium
153 a.C. 12 Via Annia          Bononia- Aquileia
148 a.C. 13 Via Postumia       Genua- Aquileia
132 a.C. 14 Via Popilia        Ariminum- Altinum
131 a.C. 15 Via Annia          Capua- Rhegium
127 a.C. 16 Via Latina nova    Roma- Casilinum
119 a.C. 17 Via Aurelia nova   Cosa- Populonia
107 a.C. 18 Via Aemilia Scauri Populonia- Sabatia.

In grigio (punteggiato) le principali zone di centuriazione.

A sud di Roma il passo più importante verso il mare era quello di Lautule, dove passava la via Appia a Terracina impedendo il passo dall’Agro Falerno a quello Romano provenendo da Sinuessa. E vi era il passo più interno del Salto Vescino, tra Rocca Monfina e i monti di Caiazzo verso la via Latina. Casilino era il centro fortificato che meglio controllava il passaggio dal Volturno verso Roma. Tutti questi erano i passi presidiati dal dittatore Fabio Massimo e dal suo vice Minucio contro Annibale nel 217 e da cui Annibale si disimpegnò con lo stratagemma dei 2000 buoi (con fuoco notturno tra le corna) verso Visciano. Uscì così dall’Agro Falerno (per Sparanise verso Teano e non per Pietravairano) ai piedi del monte Matese (Tiferno), tra Boiano e Piedimonte d’Alife, recandosi poi a Geronio.

A parte le scarpe di pelle con suola e lacci, per viaggiare comodamente, presenti in un affresco di Pompei, si veda un documentario di A. Angela su Vindolanda e le nostre foto relative nel capitolo sull’esercito romano e il suo equipaggiamento.  .

Giovanni BRIZZI, Studi militari romani, Bologna 1983, Cursus publicus e trasmissione della notizia: là esempio di Augusto p.31-48, analizza il sistema postale romano. Esso aveva da 5 a 8 soste al giorno con 40 cavalli e adeguati stallieri ad ogni tappa: così in un giorno si poteva effettuare il viaggio di 10 giorni (Procopio, Anecdota 30). Ma con Augusto si ebbe un solo corriere che poteva anche integrare verbalmente il dispaccio allà arrivo, e non usava cavallo ma la RAEDA, un carro scoperto a 4 ruote per lo speculator (corriere, sia informatore militare che postino del cursus publicus): così si potevano fare solo 50 miglia al giorno, ma per necessità fino a 4 volte (200 miglia), come documentato dalle fonti (Brizzi, Ibidem p. 33)

Oltre a T. P. Wiseman, Roman Studies, Liverpool 1987, molto particolareggiato è Victor W. von Hagen, Le grandi strade di Roma nel mondo, con carte geografiche di Dino Rigolo, Roma 1978, in particolare pp. 246- 285. In quest’ultimo libro sono interessanti invece per l’Africa, l’Asia, la Grecia e la Spagna tutti i riferimenti di città e collegamenti preesistenti. Del resto nella penisola balcanica la Via Egnazia, costruita solo nel 148 a. C. dopo la conquista di Grecia e Macedonia, cioè molto successivamente alla fine della seconda guerra punica, viene considerata la principale via di collegamento militare anche al tempo di Annibale e di Filippo V, attraverso le città di Durazzo, Lichnides, Eraclea, Pelagonia, Edessa, Pella, Tessalonica, Amphipoli, Filippi e Dicea, da dove entrava in Tracia (cfr. il cap. III sull’esercito greco, nel paragrafo sulla Macedonia).

Strade e centri importanti dell’impero di Cartagine riportate da vari testi storici e dagli atlanti hanno permesso ricostruzioni e considerazioni fedeli per il periodo di Annibale, in particolare per le tre regioni del 535= 219, su 16.000 stadii (2.000 miglia), nel territorio controllato tra le tribù ostili della Sirti da un lato e i due regni indipendenti di Numidia e dei nomadi di Mauritania dall’altro; comprendendo anche Spagna e Baleari sottomesse. Noi abbiamo dato importanza più a città e fortezze che a popoli e tribù, escludendo Machli, Maci, Nasamoni, nella Sirte; e Maxi, Zaueci e Gizanti intorno a Cartagine, che noi consideriamo (misti e assoggettati a colonie cartaginesi) come Libico- Fenici. La fortezza di Automala la consideriamo nell’Are dei Fileni (Arae Filaenorum) e abbiamo faticato per altri centri quali: Adis sul Bagradas, Salera vicino a Dyarrhytus- Hippona, Bulla sul Bagradas, Tisurus sul lago Tritone, Euphranta a metà tra le Are dei Fileni e Cirene, Emporia tra Hadrumetum e Cartagine, Aspis o Clypea vicino a Tunisi. Fortezze puniche abbiamo posto sulle coste di Nùmidia e Mauritania, perchè in effetti due tipi di colonie fondò Cartagine: 1) nella Zeugitana e Bisacena stabilimenti agricoli per nutrire i numerosi eserciti e l’immensa popolazione, che al cominciare della terza guerra punica (605= 149), dopo un secolo di disastri, superava ancora le 700.000 persone; 2) sulla costa, emporii fortificati e centri navali fortificati, e tali erano le città cartaginesi sul lembo della Numidia e della Mauritania.

FIG. PIANTE DI ACCAMPAMENTI- FORTEZZE ROMANE NEL GALLES DEL NORD E IN GERMANIA


[1] Rispettivamente, per le nostre mappe allegate in volume a parte, Fores Graiae (Cremonis iugum), Cenisii Montes iugum e Mons Matronae. Livio XXI, 38 pensava invece al Gran San Bernardo (Fores Poeninae) secondo L. Pareti (Contrib. per la storia della guerra annibalica [218- 217 a. C.], cit., pp. 37- 63). Ma il Pareti (pag. 37, n. 2) concordava comunque con K. Lehmann (Die Angriffe.., cit., pag. 8) per il Cremonis iugum di Celio Antipatro (in Livio, citato) come P. S. Bernardo. Sia Pareti (pp. 39- 49) che Lehmann (pp. 71 sgg.), interpretando Polibio III, optavano senza dubbio per la discesa in Valle d’Aosta attraverso il Piccolo San Bernardo, e per Victumuli (Livio XXI, 45, 2 sgg.; 57, 9 sgg.; Plinio N. H. XXXIII, 4, 78; Strabone V, 1, 12) come S. Secondo a sud di Salussola (Pareti, cit., pag. 59; ma vedere note alle località geografiche nell’apposito volume).

[2] Collioure, centro marinaro francese ai piedi dei Pirenei, sarebbe stato secondo Napoleone il punto di allontanamento dalla costa della marcia di Annibale.

[3] G.Faber, Sulle orme di Annibale, cit., pp. 89 sgg.

[4] Les Alpes dans la nature et dans l’historie, trad. franc. Paris 1913, p. 197 sgg.

[5] Hannibal’s Route over the Alps, “Class. Review” XIII, 1899 p. 238 sgg.

[6] Il cap. 2 del libro è solo storico. Le parti intitolate “Dal Rodano al valico delle Alpi”, pp. 30-33 e “La discesa”, pp. 34 sgg., sono senza indicazioni di località. Ma dal cap. 3 (pp. 39 sgg.) vi è ampia analisi delle fonti storiche con calcoli chilometrici e ricostruzione geografica, specie pp. 44- 46 per i movimenti degli eserciti punico e romano e pp. 49 sgg. sulla città di Allevard (m. 452 s.l.m.) conquistata da Annibale e Lanslebourg sull’Arc o Bourg S. Maurice sull’Isere; sulla discesa le pp. 52- 53, senza entrare ancora nel merito della effettiva ricostruzione del percorso che sintetizzeremo, appunto, più avanti.

[7] Nella valle della Dora Riparia, che Annibale dovette percorrere scendendo verso Avigliana, vi è il Transitus Hannibalis, una galleria naturale larga quasi 3 metri attraverso la quale, secondo la leggenda, passarono gli elefanti cartaginesi.

[8] Due mesi circa dall’Ebro ai Pirenei. Una quindicina di giorni dal Summus Pyrenaeus al passo del Rodano attraverso Narbo e Nemausus (Polyb. III, 41, 7; GDS III2 p. 78).

[9] Il 20 aprile era avvenuta la partenza dalla Spagna e il 10 agosto Annibale era al Rodano secondo vari testi riassunti dal GDS III2 pp. 77 sgg. Il BORGNA (cit., pag. 51) conclude autonomamente per una velocità di marcia di 14 km. al giorno dalla salita al valico, 16- 17 km. precedentemente.

[10] Dice Napoleone I: “Già dal 600 a. C. i Galli passavano normalmente le Alpi per invadere l’Italia” (Commentaires, cit.).

[11] Su un enorme masso che sbarrava il cammino all’esercito fu versato aceto di vino e dato fuoco a enorme quantità di legname, provocando una sorta di esplosione. Ciò è possibile col gelo.

[12] G.Faber, cit., pag. 90.

[13] GDS III2 p. 469 e 547.

[14] Su tutti questi aspetti, fondamentali per il passaggio delle Alpi da parte di Annibale, si veda la nostra trattazione specifica e approfondita nel precedente paragrafo H. 2.- NOTE ALLA MAPPA SULLA GALLIA CISALPINA.

[15] Falerii Novi, perchè Falerii nel 241 (come Volsinii- Bolsena- nel 264) fu punita con la distruzione deportando gli abitanti, che fondarono un nuovo, vicino insediamento.

IV – L’ESERCITO CARTAGINESE.

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6- IL PASSAGGIO DI ANNIBALE SULLE ALPI.

Riguardo al passaggio di Annibale sulle Alpi, le tre principali ipotesi del Piccolo San Bernardo (2188 m.), del Moncenisio (2482 m.) e del Monginevro (1854 m.) [1] hanno tra i sostenitori più famosi il Niebuhr, il Mommsen e K. Lehmann per la prima tesi; Napoleone Bonaparte [2], W. Osiander, il Nissen, Spencer Wilkinson e recentemente Gustav Faber[3] per la 2°, oltre a Lane Fox, citata 2007, p.338; C. Neumann, J. Fuchs, W. A. B. Coolidge[4], G. E. Marindin[5] e il De Sanctis per la 3°. Opera più interessante e più recente è quella di Giulio Cesare BORGNA (Annibale attraverso le Alpi – Ricerca sul più probabile itinerario seguito dal Cartaginese, Roma 1984), che con lungo lavoro di verifica diretta sui luoghi delle più probabili località privilegia il Monginevro, arrivando alle conclusioni che riassumeremo più avanti [6]. In realtà anche G. Faber osserva la coincidenza per il Monginevro con i giorni di marcia indicati da Polibio, in un possibile viaggio da Isère e Drac attraverso La Mure e poi per 150 km. dalla valle della Durance a Besancon; infine gli ultimi 20 km. fino al passo. G.Faber aggiunge inoltre: “Il Rodano dista da Avigliana, la prima tappa di Annibale nella valle del Po, 234 km. Polibio parla di 1200 stadii (217 km.) che corrispondono dunque approssimativamente alla realtà [7].

FIG. LE ALPI ATTRAVERSATE DA ANNIBALE

Il De Sanctis, nella sua analisi minuziosa delle varie ipotesi (GDS III2 pp. 64- 81), smontava la prima e la seconda tesi per la concordanza di Livio, Polibio e Strabone sull’importanza della Val di Susa e per il riferimento delle fonti al fiume Druentia (Durance) (Ibidem p. 68). Soprattutto sulla scorta di Polibio a 10 giorni dalla Druenza (dal 26 agosto al 4 settembre lungo l’Isère e il Drac)[8] sarebbe cominciata l’ascesa delle Alpi, durata altri 15 giorni, scendendo il 20 settembre in Italia [9].

Secondo le tesi sintetizzate da E. Faber (cit., p. 64- 67) Annibale avrebbe raggiunto il Piccolo S. Bernardo oppure il Moncenisio. In tal modo egli evitò i Marsigliesi e la rete delle fortezze costiere che i Romani avevano ereditato dai Focesi. Anche G. Faber (cit., pag. 90) propende per il Moncenisio (o meglio per il Col du Clapier, valico secondario del massiccio), secondo il percorso dall’Isère all’Arc fino poi a Lanslebourg e da lì al valico. Carlo Magno passò da lì nella sua prima campagna in Italia nel 773 d.C. e altri imperatori tedeschi per 13 volte nel Medioevo lo valicarono finchè quella regione apparteneva all’impero. Napoleone Bonaparte tra il 1803 e il 1810 fece costruire sul passo la prima strada moderna.

Il Congresso dell’Association Guillaume- Budé, tenuto ad Aix nel 1963 a proposito del passaggio delle Alpi da parte di Annibale, ha privilegiato questo percorso per il Punico: dal Rodano fino alla confluenza con l’Isère, poi il corso della Maurienne e il Piccolo S. Bernardo oppure il Moncenisio (in tali modi egli va incontro agli Allobrogi amici). Gli storici greci al seguito di Annibale, Sosylos e Silenos, avrebbero amplificato il viaggio, mentre Polibio stesso, Napoleone e Charles- Picard lo hanno relativamente ridimensionato [10].

L’itinerario seguito vedeva nella ricostruzione del Fuchs la maggiore rispondenza ai dati delle fonti secondo il De Sanctis. Superato un primo impedimento presso le città adiacenti di Savines e di Embrun, Annibale superò nella gola tra Briançon e Vachette il secondo impedimento e giunse alla vetta del Monginevra, facendo lì due giorni di sosta. Nella discesa dal Monginevra, sul fianco dello Chaberton vi fu il terzo e ultimo impedimento naturale prima della pianura padana, con un unico sentiero franato tra le rocce. Per l’arduo superamento di questo punto anche con gli elefanti, il De Sanctis, che credeva meno dei critici più moderni al particolare di Livio XXI, 37 sul passaggio scavato nella roccia da Annibale in quattro giorni con fuoco e aceto, deve ammettere anch’egli (Ibidem p. 76) che Appiano, Ammiano, Servio, Cassio Dione, Vitruvio e Plinio il Vecchio hanno riportato il fatto o documentato la possibilità scientifica di tale procedimento nel mondo antico. Nel 1956 il British Museum ha ripetuto sperimentalmente, con successo, il procedimento descritto da Livio [11] e anche per questo, secondo G. Faber (cit., pag. 89), siamo ancor più autorizzati a credere allo storico romano.

VIDEO CLIP – Annibale sulle Alpi nel film “Cabiria”

Ecco le tappe del passaggio delle Alpi da noi velocemente riepilogate in base a WERNER HUSS (Universität Bamberg), Geschichte der Karthager, München 1985, pagg. 297 sgg. :

Verso fine di aprile Annibale parte da Cartagena con 90000 fanti e 12000 cavalieri. Passa l’Ebro a fine maggio (Huss segue le date di De Sanctis). Lascia Annone tra Ebro e Pirenei con 10000 fanti e 1000 cav. Sui Pierenei 3000 Carpetani lo abbandonano: tenta di tenerli con la forza, ma poi rinuncia ad altri 7000 spagnoli. Passa i Pirenei con 50000+9000. (Dunque forse eccessiva la perdita di altri 20000+2000 dopo l’Ebro). Con 38000, più di 8000 cav. e 37elef è sul Rodano. (dai 50000 dell’Ebro ai 38000 del Rodano, deve essersi trattato della diserzione di molti Spagnoli – Huss, p.302, nt 60).

Il 30 agosto tra Rodano e Isére (Valence- Pont de l’Isere- Grenoble- St Pierre d’Albigny, fiume Arc, P. de Lavis-Trafford [mt.Cenis], Susa).

Il 18 settembre St.Pierre d’Albigny. Col du Clapier= Pas de Lavis-Trafford, accampamento per due giorni di pausa.

Il 24 settembre in pianura con 12000 fanti libici e 8000 fanti iberi + 6000 cavalieri (Huss, pgg.298-305)..

Il BORGNA (cit., pp. 55 sgg.) respinge le ipotesi del Moncenisio e del P. S. Bernardo, sul percorso Montpellier- Orange- Allevard- Torino. Né trova più convincente il percorso Rodano- Aygues- Durance- Guil- Traversette (pp. 84- 86). Dà importanza ai reperti del Sestriere (pag. 123 sgg.) per zanne di elefante e altri reperti probabilmente annibalici. Egli pensa al COLLE del MAJT come al più attendibile (pp. 127 e 130- 131) e rimarca (pag. 133) l’eccezionale scoperta del 1977 di pittura con elefante africano e bue e mulo carichi di bagagli. In tale evidenza, il percorso sarebbe: Besse Aut (bassa Val Ripa), Sestriere, Balboutet (Usseaux= Ocelum), S. Germano, Gran Dubbione, Cumiana, Giaveno.

Come si vede, il passo del Piccolo S. Bernardo, a nostro parere, sembrerebbe quello meno probabile sia perché dalla sommità del valico è impossibile vedere la valle del Po, sia perché i 3 giorni di marcia indicati da Polibio non basterebbero per i120 km. fino alla pianura [12].

FIG.- Le Alpi attraversate da Annibale in Karl CHRIST(Hannibal, Darmstadt 2003).

Ma una interpretazione intermedia, per cui non necessariamente Annibale avrebbe attraversato quel valico pur essendone interessato in parte il suo esercito, è seguita dal SEIBERT, che come precedentemente ricordato concentra in un volume (Hannibal. Feldherr und Staatsmann, Mainz 1997) l’enorme mole di lavoro sulle fonti dei suoi precedenti due volumi su Annibale (FORSCHUNGEN ZU HANNIBAL, Darmstadt 1993), conservandone le cartine geografiche e sintetizzando i dati sulla spedizione annibalica in Italia. A pag. 34 egli indica due vie di marcia sulle Alpi: metà esercito dalla valle della Durance al Monginevro, nel territorio dei Taurini; un’altra metà dal Rodano alla valle dell’Isere fino al Piccolo S.Bernardo, nel territorio degli Insubri, ritrovandosi tutti poi nei pressi di Torino (cartina a pag.31). L’equivalente di argomentazione nell’opera maggiore si trova alle pgg.106 sgg.

FIG.- I valichi alpini attraversati dall’esercito di Annibale in SEIBERT (Forschungen, cit. pp. 191-213).

Infine LE BOHEC Y., Historie militaire des Guerres Puniques, Monaco 1996 (collana L’Art de la Guerre) indica così il percorso di Annibale fino alle Alpi: MAURIENNE, CLAPIER, MONCENISIO. Ma è una tesi non sufficientemente avallata.

D’altra parte, Livio XXVII, 39, 7 e Appiano, Hann. 52, confermano che Adrubale nel 207 passò le Alpi per lo stesso valico usato dal fratello, con lo stesso percorso dalla Druenza al Monginevra [13].

A parte spiegazioni sulle linee difensive e sulle fortificazioni di ostacolo al nemico, come verrà trattato nella ricostruzione dettagliata della guerra, meriteranno ulteriori delucidazioni i passaggi e i punti di collegamento transitabili, più facili, tra regioni e tra sistemi di monti. Abbiamo detto che ciò sarà spiegato appositamente nella ricostruzione bellica o si evincerà automaticamete dalle mappe. Ricordiamo solamente che, per i passi alpini del Monginevro e del Moncenisio, il Toynbee (cit., II, p. 291) ribadisce come praticabili e utilizzati questi due passi sia prima che dopo il periodo dal 218 al 205 a. C. In tal modo abbiamo considerato noi (indipendentemente da Polibio e dal silenzio di Plinio il Vecchio), e indichiamo anche il Col di Tenda, più arduo[14], come utilizzabile ipoteticamente dai Punici invece dei due passaggi alpini sul litorale ligure: quello per il Porto di Vadi e per Savona (Vada Sabatia e Savo) e quello per Genova (Genua); passaggi rapidi e comodi, ma troppo agevoli e troppo controllabili militarmente da chi, come i Romani, aveva molte truppe da sbarco soprattutto nel 218 a. C., quando essi tenevano ancora saldamente Genova. CHARLES- PICARD (Annibale, cit., p. 140) quando si è domandato perchè Annibale avesse preferito la marcia attraverso le Alpi, ha risposto nel modo che qui molto sinteticamente riassumiamo: la flotta romana era troppo potente e i popoli del Nord numerosi, instabili e pronti a dilagare come già era avvenuto in precedenza.

LIPINSKI E. (in AA.VV., STUDIA PHOENICIA, a/c LIPINSKI E. : VI-Carthago, Leuven 1988 ; X-Punic Wars, Leuven 1989) nel volume X accoglie il saggio di SEIBERT J., Zur logistik des Hannibal-Feldzuges: Nachschub uber die Alpen? Dalla pag.213 si afferma che non solo Annibale ha preparato la marcia tra i Pirenei e il Rodano con province e guarnigioni previste, ma ha lasciato lì le “perdite” delle fonti antiche come guarnigione, tanto che 12 anni dopo Adsrubale troverà tutto più facile e Livio XXVIII,39,6 parla di 12 anni di insediamenti, affermazione altrimenti inspiegabile. Dunque rifornimento (e convogli di rifornimenti) per Annibale attraverso le Alpi. Sull’arrivo di Annibale in Italia attraverso le Alpi, per motivi di rigore ricostruttivo, ricchezza di fonti bibliografiche e disamina delle fonti antiche noi ci atteniamo oggi a JAKOB SEIBERT, HANNIBAL, Darmstadt 1993, che pone il passaggio di Annibale su due direttrici: il Punico divise in due parti là esercito a Fourques per passare il Piccolo S.Bernardo via Isere e passare il Monginevro via Durance, con arrivo nel territorio di Torino.

FIG. STRADE CONSOLARI ROMANE AL TEMPO DI ANNIBALE

IL SISTEMA VIARIO.

Lo stato delle strade romane in costruzione nel 534= 220, un anno prima dello scoppio della seconda guerra punica, è rispettato nelle mappe ricostruttive in maniera fedele solo per i tratti in color verde chiaro, con una elevata funzione difensiva.

Quattro erano le più lunghe strade consolari dal 442= 312 al 534= 220, e 8 nel complesso, alla stessa data, quelle realizzate, come risulta dalla cartina allegata poco più avanti. Le quattro principali erano:

La Via Appia, da Roma a Capua per 142 miglia, passando per Ad- Novar, Bovilae, Alba, Aricia, Lavinium, Tabernae, traversava le paludi Pontine fino ad Anxur (Terracina), poi raggiungeva Fondi, Formiae, Minturnae, Sinuessa, Urbana, Casilinum, Capua. Nel periodo dal 281 al 267 il tracciato fu prolungato da Capua a Taranto e Brindisi.

FIG. IL PERCORSO DELLA VIA APPIA

La Via Aurelia dal Gianicolo passava per Alsium, Pyrgi, Graviscae e Centumcellae ed era lastricata nel 241 fino a Vulci. Il tracciato idale di percorrenza era già fino a Forum Aurelii per 85 miglia, poi per Pisa fino a Massilia (Marsiglia) con una deviazione verso Tortona.

La Via Flaminia, lunga 360 miglia, nel 220 dal Campo Marzio arrivava a Fanum (scavalcando nell’interno il Metauro) e ad Ariminum (Rimini), attraverso la Sabina, l’Umbria e il paese dei Senoni.

La Via Aemilia, ultima in costruzione, da Ariminum arrivava a Piacenza attraverso Bologna, Modena, Parma.

I restanti percorsi di queste vie, prolungati in seguito ma spesso già esistenti anche se non lastricati, sono stati evidenziati senza vantaggi particolari nel MOVIMENTO e nella DIFESA. Anche i 4 passi alpini già ricordati furono lastricati e allargati solo dopo la fine delle guerre puniche.

Altre due vie meno importanti erano:

la Via Amerina, che nel 240 arrivava fino a Falerii [15].

Le Vie Caecilia e Valeria, che dal 302 al 298 congiunsero Carseoli e Alba Fucens.

FIG. SEMPLIFICAZIONE DEI 300.000 KM. DELLE STRADE ROMANE IN EUROPA

FIG. – LE STRADE ROMANE IN ITALIA. Dall’1 all’8 quelle realizzate prima della II guerra punica.
PERCORSO:

312 a.C. 1  Via Appia          Roma- Capua
307 a.C. 2  Via Valeria        Tibur- Corfinium
287 a.C. 3  Via Clodia         Roma- Saturnia
285 a.C. 4  Via Appia          Capua- Venusia
283 a.C. 5  Via Caecilia       Cures- Castrum Novum
241 a.C. 6  Via Aurelia vetus  Roma- Cosa
225 a.C. 7  Via Minucia        Forum Novum-Brundisium
220 a.C. 8  Via Flaminia       Roma- Ariminum
187 a.C. 9  Via Aemilia        Ariminum- Placentia
187 a.C. 10 Via Flaminia       Arretium- Bononia
154 a.C. 11 Via Cassia         Roma- Arretium
153 a.C. 12 Via Annia          Bononia- Aquileia
148 a.C. 13 Via Postumia       Genua- Aquileia
132 a.C. 14 Via Popilia        Ariminum- Altinum
131 a.C. 15 Via Annia          Capua- Rhegium
127 a.C. 16 Via Latina nova    Roma- Casilinum
119 a.C. 17 Via Aurelia nova   Cosa- Populonia
107 a.C. 18 Via Aemilia Scauri Populonia- Sabatia.

In grigio (punteggiato) le principali zone di centuriazione.

A sud di Roma il passo più importante verso il mare era quello di Lautule, dove passava la via Appia a Terracina impedendo il passo dall’Agro Falerno a quello Romano provenendo da Sinuessa. E vi era il passo più interno del Salto Vescino, tra Rocca Monfina e i monti di Caiazzo verso la via Latina. Casilino era il centro fortificato che meglio controllava il passaggio dal Volturno verso Roma. Tutti questi erano i passi presidiati dal dittatore Fabio Massimo e dal suo vice Minucio contro Annibale nel 217 e da cui Annibale si disimpegnò con lo stratagemma dei 2000 buoi (con fuoco notturno tra le corna) verso Visciano. Uscì così dall’Agro Falerno (per Sparanise verso Teano e non per Pietravairano) ai piedi del monte Matese (Tiferno), tra Boiano e Piedimonte d’Alife, recandosi poi a Geronio.

A parte le scarpe di pelle con suola e lacci, per viaggiare comodamente, presenti in un affresco di Pompei, si veda un documentario di A. Angela su Vindolanda e le nostre foto relative nel capitolo sull’esercito romano e il suo equipaggiamento.  .

Giovanni BRIZZI, Studi militari romani, Bologna 1983, Cursus publicus e trasmissione della notizia: là esempio di Augusto p.31-48, analizza il sistema postale romano. Esso aveva da 5 a 8 soste al giorno con 40 cavalli e adeguati stallieri ad ogni tappa: così in un giorno si poteva effettuare il viaggio di 10 giorni (Procopio, Anecdota 30). Ma con Augusto si ebbe un solo corriere che poteva anche integrare verbalmente il dispaccio allà arrivo, e non usava cavallo ma la RAEDA, un carro scoperto a 4 ruote per lo speculator (corriere, sia informatore militare che postino del cursus publicus): così si potevano fare solo 50 miglia al giorno, ma per necessità fino a 4 volte (200 miglia), come documentato dalle fonti (Brizzi, Ibidem p. 33)

Oltre a T. P. Wiseman, Roman Studies, Liverpool 1987, molto particolareggiato è Victor W. von Hagen, Le grandi strade di Roma nel mondo, con carte geografiche di Dino Rigolo, Roma 1978, in particolare pp. 246- 285. In quest’ultimo libro sono interessanti invece per l’Africa, l’Asia, la Grecia e la Spagna tutti i riferimenti di città e collegamenti preesistenti. Del resto nella penisola balcanica la Via Egnazia, costruita solo nel 148 a. C. dopo la conquista di Grecia e Macedonia, cioè molto successivamente alla fine della seconda guerra punica, viene considerata la principale via di collegamento militare anche al tempo di Annibale e di Filippo V, attraverso le città di Durazzo, Lichnides, Eraclea, Pelagonia, Edessa, Pella, Tessalonica, Amphipoli, Filippi e Dicea, da dove entrava in Tracia (cfr. il cap. III sull’esercito greco, nel paragrafo sulla Macedonia).

Strade e centri importanti dell’impero di Cartagine riportate da vari testi storici e dagli atlanti hanno permesso ricostruzioni e considerazioni fedeli per il periodo di Annibale, in particolare per le tre regioni del 535= 219, su 16.000 stadii (2.000 miglia), nel territorio controllato tra le tribù ostili della Sirti da un lato e i due regni indipendenti di Numidia e dei nomadi di Mauritania dall’altro; comprendendo anche Spagna e Baleari sottomesse. Noi abbiamo dato importanza più a città e fortezze che a popoli e tribù, escludendo Machli, Maci, Nasamoni, nella Sirte; e Maxi, Zaueci e Gizanti intorno a Cartagine, che noi consideriamo (misti e assoggettati a colonie cartaginesi) come Libico- Fenici. La fortezza di Automala la consideriamo nell’Are dei Fileni (Arae Filaenorum) e abbiamo faticato per altri centri quali: Adis sul Bagradas, Salera vicino a Dyarrhytus- Hippona, Bulla sul Bagradas, Tisurus sul lago Tritone, Euphranta a metà tra le Are dei Fileni e Cirene, Emporia tra Hadrumetum e Cartagine, Aspis o Clypea vicino a Tunisi. Fortezze puniche abbiamo posto sulle coste di Nùmidia e Mauritania, perchè in effetti due tipi di colonie fondò Cartagine: 1) nella Zeugitana e Bisacena stabilimenti agricoli per nutrire i numerosi eserciti e l’immensa popolazione, che al cominciare della terza guerra punica (605= 149), dopo un secolo di disastri, superava ancora le 700.000 persone; 2) sulla costa, emporii fortificati e centri navali fortificati, e tali erano le città cartaginesi sul lembo della Numidia e della Mauritania.

FIG. PIANTE DI ACCAMPAMENTI- FORTEZZE ROMANE NEL GALLES DEL NORD E IN GERMANIA


[1] Rispettivamente, per le nostre mappe allegate in volume a parte, Fores Graiae (Cremonis iugum), Cenisii Montes iugum e Mons Matronae. Livio XXI, 38 pensava invece al Gran San Bernardo (Fores Poeninae) secondo L. Pareti (Contrib. per la storia della guerra annibalica [218- 217 a. C.], cit., pp. 37- 63). Ma il Pareti (pag. 37, n. 2) concordava comunque con K. Lehmann (Die Angriffe.., cit., pag. 8) per il Cremonis iugum di Celio Antipatro (in Livio, citato) come P. S. Bernardo. Sia Pareti (pp. 39- 49) che Lehmann (pp. 71 sgg.), interpretando Polibio III, optavano senza dubbio per la discesa in Valle d’Aosta attraverso il Piccolo San Bernardo, e per Victumuli (Livio XXI, 45, 2 sgg.; 57, 9 sgg.; Plinio N. H. XXXIII, 4, 78; Strabone V, 1, 12) come S. Secondo a sud di Salussola (Pareti, cit., pag. 59; ma vedere note alle località geografiche nell’apposito volume).

[2] Collioure, centro marinaro francese ai piedi dei Pirenei, sarebbe stato secondo Napoleone il punto di allontanamento dalla costa della marcia di Annibale.

[3] G.Faber, Sulle orme di Annibale, cit., pp. 89 sgg.

[4] Les Alpes dans la nature et dans l’historie, trad. franc. Paris 1913, p. 197 sgg.

[5] Hannibal’s Route over the Alps, “Class. Review” XIII, 1899 p. 238 sgg.

[6] Il cap. 2 del libro è solo storico. Le parti intitolate “Dal Rodano al valico delle Alpi”, pp. 30-33 e “La discesa”, pp. 34 sgg., sono senza indicazioni di località. Ma dal cap. 3 (pp. 39 sgg.) vi è ampia analisi delle fonti storiche con calcoli chilometrici e ricostruzione geografica, specie pp. 44- 46 per i movimenti degli eserciti punico e romano e pp. 49 sgg. sulla città di Allevard (m. 452 s.l.m.) conquistata da Annibale e Lanslebourg sull’Arc o Bourg S. Maurice sull’Isere; sulla discesa le pp. 52- 53, senza entrare ancora nel merito della effettiva ricostruzione del percorso che sintetizzeremo, appunto, più avanti.

[7] Nella valle della Dora Riparia, che Annibale dovette percorrere scendendo verso Avigliana, vi è il Transitus Hannibalis, una galleria naturale larga quasi 3 metri attraverso la quale, secondo la leggenda, passarono gli elefanti cartaginesi.

[8] Due mesi circa dall’Ebro ai Pirenei. Una quindicina di giorni dal Summus Pyrenaeus al passo del Rodano attraverso Narbo e Nemausus (Polyb. III, 41, 7; GDS III2 p. 78).

[9] Il 20 aprile era avvenuta la partenza dalla Spagna e il 10 agosto Annibale era al Rodano secondo vari testi riassunti dal GDS III2 pp. 77 sgg. Il BORGNA (cit., pag. 51) conclude autonomamente per una velocità di marcia di 14 km. al giorno dalla salita al valico, 16- 17 km. precedentemente.

[10] Dice Napoleone I: “Già dal 600 a. C. i Galli passavano normalmente le Alpi per invadere l’Italia” (Commentaires, cit.).

[11] Su un enorme masso che sbarrava il cammino all’esercito fu versato aceto di vino e dato fuoco a enorme quantità di legname, provocando una sorta di esplosione. Ciò è possibile col gelo.

[12] G.Faber, cit., pag. 90.

[13] GDS III2 p. 469 e 547.

[14] Su tutti questi aspetti, fondamentali per il passaggio delle Alpi da parte di Annibale, si veda la nostra trattazione specifica e approfondita nel precedente paragrafo H. 2.- NOTE ALLA MAPPA SULLA GALLIA CISALPINA.

[15] Falerii Novi, perchè Falerii nel 241 (come Volsinii- Bolsena- nel 264) fu punita con la distruzione deportando gli abitanti, che fondarono un nuovo, vicino insediamento.

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