Gennaio 2, 2023

Alternando sempre un profeta con una sibilla. I profeti e le sibille I profeti sono nella tradizione biblica e cristiana.

Alternando sempre un profeta con una sibilla. I profeti e le sibille I profeti sono nella tradizione biblica e cristiana.

Claudio Doglio GLI AFFRESCHI DELLA CAPPELLA SISTINA RACCONTANO LA STORIA DELLA SALVEZZA XVIII Settimana Biblica Certosa di Pesio 2016 – 10 – 10 – Le figure dei veggenti…………………………………………………………………………88 I profeti e le sibille…………………………………………………………………………………………….88 I due giovani assistenti……………………………………………………………………………………….89 I due piccoli atlanti…………………………………………………………………………………………….89 Giona……………………………………………………………………………………………………………….89 Geremia e la sibilla Libica…………………………………………………………………………………..90 La sibilla Persica e Daniele…………………………………………………………………………………91 Ezechiele e la sibilla Cumana………………………………………………………………………………91 La sibilla Eritrea e Isaia………………………………………………………………………………………92 Gioele e la sibilla Delfica……………………………………………………………………………………92 Zaccaria……………………………………………………………………………………………………………93 Questo corso è stato tenuto alla Certosa di Pesio nel mese di agosto 2016 Riccardo Becchi ha trascritto e faticosamente illustrato il seguente testo dalla registrazione

10 – Le figure dei veggenti Terminato il giro dell’intera Cappella, osservando le figure degli antenati che segnano la vita della famiglia in attesa di salvezza, ci spostiamo adesso un po’ più in alto e, fra una vela e l’altra, passiamo in rassegna la serie dei veggenti. Michelangelo ha fatto la scelta di inserire in questo registro le figure – bibliche e classiche – di coloro che hanno interpretato la storia e, con la luce di Dio, hanno saputo gettare la luce nel futuro. Abbiamo sottolineato come le scene degli antenati fossero di tipo familiare e genericamente meste; non sono molto allegri nemmeno i veggenti, c’è però una serenità di fondo e soprattutto una vivacità notevole. In questo caso il pittore si è impegnato molto di più e ha realizzato delle splendide figure, alternando sempre un profeta con una sibilla. I profeti e le sibille I profeti sono nella tradizione biblica e cristiana i portatori della rivelazione divina: coloro che hanno tenuto viva la fede di Israele e alimentato la speranza nella venuta di un Messia salvatore. Analogamente nella tradizione greca e romana erano conosciute le sibille, come vergini dotate di virtù profetiche ispirate da un dio (solitamente Apollo), in grado di fornire responsi e fare predizioni, per lo più in forma oscura o ambivalente. La scelta di raffigurare 12 veggenti (7 profeti biblici + 5 sibille pagane) vuole proporre l’attesa di tutta l’umanità, ebraica e classica, aperta alla comunicazione che viene da Dio. Le sibille del mondo antico erano leggendarie profetesse, collocate in diversi luoghi del bacino del Mediterraneo: tra le più conosciute, la sibilla Eritrea, la sibilla Cumana e la sibilla Delfica, rappresentano altrettante comunità culturali (ioniche, italiche ed orientali). Nella Roma repubblicana e imperiale un collegio di sacerdoti custodiva gli Oracoli sibillini, testi sacri di origine etrusca, consultati in caso di pericoli o di catastrofi. In origine Sibilla era probabilmente un nome proprio di persona, forse quello di una delle sibille più antiche, la Sibilla Libica, come ci attesta Pausania. Pausania si rifà ad Euripide che nel prologo di una delle sue tragedie perdute (la “Lamia”) avrebbe riferito il gioco di parole SibylLybis, secondo la lettura palindroma. Da nome proprio, col tempo “Sibilla” è diventata una definizione, un epiteto, passando a designare un tipo particolare di profetessa. Ciò avvenne in seguito al sorgere in diversi luoghi sacri di santuari nei quali venivano proferiti degli oracoli, ed al parallelo fiorire di raccolte di profezie. Così all’originario nome proprio di Sibylla fu necessario aggiungerne un altro (che divenne quello geografico della località interessata) che permetteva di distinguerle l’una dall’altra. L’etimologia del nome è incerta. Varrone ce ne riporta una popolare che la farebbe derivare dal greco sioù-boùllan al posto di theoù-boulèn, che indicherebbe “la volontà, la deliberazione del dio”. La parola “Sibilla” indicherebbe perciò la manifestazione della volontà (boulé) divina (siou). Dal II secolo a.C. si sviluppò negli ambienti ebraici romanizzati un’interpretazione dei vaticini delle Sibille corrispondente alle attese messianiche. Successivamente i cristiani videro nelle predizioni delle veggenti pagane lontani preannunci dell’avvento di Gesù Cristo e del suo atteso ritorno finale. Lo scrittore latino Marco Terenzio Varrone (116-27 a.C.) enumera dieci sibille in ordine di antichità: Persica, Libica, Delfica, Cimmeria, Eritrea, Samia, Cumana, Ellespontica, Frigia, Tiburtina. Lo scrittore cristiano Lattanzio (250-317 d.C.) riflette la lista compilata da Varrone e si dimostra interessato alla rivelazione sibillina, che egli riteneva ispirata dall’unico Dio e rivolta alle nazioni, essendo le dieci Sibille connesse ad importanti centri del mondo ellenistico-romano. Tale tradizione continuò nel medioevo e venne valorizzata dal Rinascimento: perciò Michelangelo scelse di unirle ai profeti biblici e alternarle con loro. 88 Delle dieci di Varrone Michelangelo

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