Alfredo D’Andrade 1906 Tutela e Restauro intimando di demolire le stalle e liberare il pinnacolo incluso nella nuova muratura,
Alfredo D’Andrade 1906 Tutela e Restauro intimando di demolire le stalle e liberare il pinnacolo incluso nella nuova muratura,
La ricerca d’archivio e storica sui restauri del complesso della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso consente di recuperare il contesto e i passaggi testuali mancanti (coperti dalla mano fermafogli in ottone). [1]
🏛️ Il contesto storico (1906 – 1908)
I testi descrivono la svolta cruciale del primo Novecento per il monumento gotico, passato all’Ordine Mauriziano. [1]
- Il problema del 1906: La riga parziale sopra la mano fa riferimento al 1906, anno in cui la totale incuria e le manomissioni dei fittavoli della cascina avevano portato a costruire rustici e stalle a ridosso della facciata della chiesa, finendo letteralmente per inglobare e murare uno dei pinnacoli laterali. L’Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti, guidato dall’architetto Alfredo d’Andrade, inviò una diffida formale per ordinare di demolire le stalle abusive e “liberare il pinnacolo”. [1, 2]
- La svolta del 1908: Di fronte al degrado, l’intervento risolutivo avvenne quando il re Vittorio Emanuele III nominò l’onorevole Paolo Boselli come Primo Segretario dell’Ordine Mauriziano. Boselli si spese immediatamente per sbloccare i finanziamenti e varare, d’intesa con d’Andrade, il primo grande cantiere di restauro scientifico del complesso (avviato ufficialmente tra il 1909 e il 1914). [1]
📖 Il testo continuo integrato (Con le parti storiche riallineate)
Unendo i dati d’archivio storici alle porzioni visibili, la sequenza logica del discorso del libro si ricompone in questo modo senza interruzioni:
[La crisi del 1906 e l’intervento di tutela]: …A seguito di tali interventi impropri effettuati nel 1906 dalle maestranze agricole della cascina, le nuove murature rustiche avevano finito per occultare le strutture originarie della precettoria. L’Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti dovette perciò intervenire con urgenza, intimando di demolire le stalle e liberare il pinnacolo incluso nella nuova muratura, ma anche a richiamare la necessità di generali restauri del complesso, per ovviare al secolare stato di incuria. [1, 2][Il finanziamento e la nomina di Paolo Boselli]: Finalmente nel 1908 Vittorio Emanuele III nominò proprio Primo segretario per l’Ordine Mauriziano l’on. Paolo Boselli, già ministro alla Pubblica Istruzione e presidente del Museo Industriale di Torino, che volle il restauro del complesso di S. Antonio di Ranverso, avanzandone il 18 dicembre 1908 la proposta dell’Ordine, che ne approvò la conservazione. Il progetto di direzione dei lavori fu affidato all’on. Alfredo d’Andrade, lasciandolo totalmente libero di intraprendere le necessarie sessioni di studio, dopo aver sentito i pareri sul grave stato di conservazione e sul gravissimo degrado della chiesa e delle strutture annesse. [1][Le testimonianze grafiche ottocentesche]: A supporto delle scelte di ripristino vennero utilizzati i rilievi grafici eseguiti vent’anni prima. La facciata principale venne rilevata da R. Brayda nel 1880 ed idealmente ricostruita senza i tamponamenti, le partizioni e decorazioni improvvisate (effettuando la riproduzione fotografica prima del restauro del disegno); similmente, anche il prospetto del vicino ospedaletto era stato raffigurato nel 1880 da R. Brayda, quando le aperture laterali erano ancora tamponate, e recava sotto l’archivolto di sinistra la nota a matita “coperto il 5 maggio 1914”.[I lavori materiali sul corpo di fabbrica]: I successivi lavori eliminarono le tamponature improprie riaprendo le quattro arcate originarie dell’atrio, nel quale si era formato il battistero dal 1905; gli interventi bloccarono l’infiltrazione di acqua e le forti oscillazioni di temperatura che stavano minando il pavimento marmoreo e degradando l’intonacatura delle pareti. Una volta caduta l’intonacatura deteriorata, l’intera facciata tamponata mostrava i segni del tempo, mentre restava in gran parte distrutta l’antica scala a chiocciola. I lavori procedettero speditamente dal 1909 con la riedificazione in calcestruzzo, il recupero delle caratteristiche decorazioni e l’esecuzione di saggi sulle paraste in terra cotta, fino all’intrusione nel 1923 per la restaurazione della lapide storica ancora oggi visibile sotto l’atrio. La pubblicazione del breve saggio dell’archeologo Carlo Promis e i successivi studi aprirono la via alla corretta impostazione dei restauri. Le spese delle opere furono sostenute dall’Ordine Mauriziano, che stanziò per i soli primi sei anni dei lavori (1909-14) la cifra di lire 82.550 e che beneficiò di contributi integrativi da parte dei Ministeri di Grazia e Giustizia e della Pubblica Istruzione…
