Febbraio 9, 2024

A Moncalieri gli antoniani hanno una base importante fra il 1300-400, ma è nel 1530 che si salda il legame con Buttigliera: la Comunità dona alla Precettoria, come devozione al Santo per essersi liberata dalla peste, il polittico.

A Moncalieri gli antoniani hanno una base importante fra il 1300-400, ma è nel 1530 che si salda il legame con Buttigliera: la Comunità dona alla Precettoria, come devozione al Santo per essersi liberata dalla peste, il polittico.

Il 17 gennaio, giorno dedicato al Santo, si svolge, probabilmente sin dai primi tempi, una celebrazione molto sentita che permane anche dopo la soppressione dell’ordine e il passaggio dei beni, nel 1776, all’Ordine Mauriziano.

In quella data le proprietà antoniane in Piemonte sono imperniate a Ranverso e Torino.

SANT’ANTONIO DI RANVERSO.
POLITTICO DI DEFENDENTE FERRARI.

Ranverso vi sono chiesa, convento, le parti rustiche di servizio e le non piccole dipendenze agrarie, site principalmente in Bassa Valsusa. A Torino, in collina, qualche appezzamento di terra e una vigna, in via Po, presso Piazza Vittorio, dove oggi hanno sede la fondazione Accorsi e alcuni istituti dell’università, la chiesa e il convento: su un portone si riconosce ancora il tau.

Le due chiese, mai state parrocchie, hanno tradizioni e pesi pii, ossia obblighi assunti in perpetuo in cambio di benefici o legati, come celebrazione di messe di fondazione o elemosine, talvolta di origine assai antica.

Tra i “pesi” di Ranverso è annoverato “l’anniversario di Moncalieri”, strettamente legato alla dedicazione del polittico cinquecentesco, opera del pittore vercellese Defendente Ferrari, esposto sull’Altare Maggiore della chiesa: è onorato proprio il 17 gennaio.

Moncalieri gli antoniani hanno una base importante fra il 1300-400, ma è nel 1530 che si salda il legame con Buttigliera: la Comunità dona alla Precettoria, come devozione al Santo per essersi liberata dalla peste, il polittico. Sulla struttura lignea dorata che lo incornicia campeggia lo stemma cittadino: nella copia del contratto stipulato tra la città e l’artista per l’esecuzione dell’opera, trasmessa il 29 dicembre 1861 dall’assessore Maldini al Cappellano Don Quartino, si legge come i delegati della città, recatisi a Ranverso, ne abbiano ottenuto il permesso dallo stesso Abate.

Negli ordinati comunali del 24 aprile 1530 si scopre che la concessione permette di apporre l’arma cittadina anche sulle vetrate e sull’altare maggiore: quasi una sorta di assunzione di patronato. Il voto prevede anche, annualmente, la donazione di un pane di cera e il versamento di uno scudo.

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