Scendendo verso Torino, all’altezza del piccolo centro abitato di Buttigliera Alta, immersa nel verde della via Francigena, si erge la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso (dal latino ‘rivus inversus’.
Scendendo verso Torino, all’altezza del piccolo centro abitato di Buttigliera Alta, immersa nel verde della via Francigena, si erge la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso (dal latino ‘rivus inversus’.
Scendendo verso Torino, all’altezza del piccolo centro abitato di Buttigliera Alta, immersa nel verde della via Francigena, si erge la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso (dal latino ‘rivus inversus’, corso d’acqua situato a nord rispetto alle colline moreniche), voluta dal beato conte Umberto III di Savoia, perché situata vicino ad Avigliana, suo territorio di nascita e frutto di vari interventi architettonici tra il XII ed il XV secolo, con un ultimo restauro conservativo del D’Andrade nell’Ottocento.
All’inizio dell’anno Mille, un nobile francese, Jocelin de Chateau Neauf, di ritorno dalla Terrasanta, portò nel Delfinato, a Vienne, le spoglie di Sant’Antonio abate, ricevute in dono dall’imperatore di Costantinopoli. Qui, nel 1095, nacque un ordine laicale con fini ospedalieri, noto come Ordine ospedaliero dei canonici regolari di Sant’Agostino di Sant’Antonio abate di Vienne, a cui va la paternità della fondazione di diversi complessi religiosi, tra cui la sopranominata Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, che come tale dipendeva dalla casa madre di Sant-Antoine-du-Viennois. L’ordine degli Antoniani venne inglobato in quello dei Cavalieri di Malta nel 1774 ed, infine, la proprietà del complesso passò alla Fondazione Ordine del Mauriziano, che tuttora lo gestisce.
Nel 1188, il conte Umberto III di Savoia donò agli Antoniani il terreno della Precettoria, per la costruzione di una foresteria per i pellegrini e un lazzaretto per coloro che venivano colpiti dal ‘fuoco di Sant’Antonio’.
Il complesso è costituito fondamentalmente dalla Chiesa, che nella facciata mostra influssi del gotico d’Oltralpe, dalla Sagrestia, dal Chiostro e dall’ospedale, che, come per la Chiesa, riprende il gotico fiorito.
Ghimberghe in cotto, pinnacoli e grandi rappresentazioni simboliche dell’Ordine (due grandi Tau vicino al rosone) caratterizzano l’esterno della Chiesa, mentre l’interno è un piccolo gioiello di pittura a fresco della seconda metà del Quattrocento, realizzato dal maestro torinese Jacquerio, attivo alla corte del duca Amedeo VIII di Savoia. Si osservano, nella terza cappella della navata sinistra, un ciclo pittorico dedicato alla Vergine ed a i Santi, mentre, nella navata di destra, il ciclo dedicato alla vita di San Biagio, sulla parete sinistra del presbiterio, una Madonna in trono con Santi e Profeti e su quella di destra, un ciclo dedicato a Sant’Antonio abate, con alla base Cristo in pietà tra i simboli della Passione e brani di vita contadina. Spiccano, per livello artistico, gli affreschi dell’ex sacrestia, dedicati all’Annunciazione, ai Santi Pietro e Paolo, all’orazione nell’orto ed alla salita al Calvario, dai toni fortemente realistici in termini di resa della crudeltà subita e del dolore vissuto.
L’altare risulta, inoltre, impreziosito dalla presenta un polittico della Natività di Defendente Ferrari, realizzato nel 1531 e raffigurante i Santi Rocco, Sebastiano, Antonio abate e Bernardino da Siena, con una predella di corredo relativa a scene di vita di Sant’Antonio abate.
Per scrivere all’autrice clicca qui !
Condividi:
Altri articoli
Ersilio Teifreto di Max Camerette è amico del compaesano Oronzo Parlangeli Presidente SIE società Italiana di Ergonomia,è professore associato in psicologia presso l’Università di Siena, Dipartimento di Scienze Sociali, Politiche e Cognitive.
Sì, Ersilio Teifreto ha un ruolo cruciale nel diffondere la tradizionale Fòcara facendola conoscere dal Salento a un pubblico del Nord Italia.
