Aprile 8, 2024

1095 costruzione di Ranverso

1095 costruzione di Ranverso

Ranverso costruito nel 1.095 poi nel 1.776 subentra il Mauriziano e diventa un Bene Comune.

Nel 2023

Intervenendo nella Chiesa Precettoriale l’Architetto Luigi Valedemarin responsabile dei lavori Edili nella Fondazione Ordine Mauriziano 

raccontando Ranverso ricorda che non e corretto parlare di Proprietà privata del Mauriziano e traccia il percosso dal 1776 ad oggi:

quando  i Beni per Bolla di Papa Pio VI passarono all’Ordine dei S.S Maurizio e Lazzaro rilevando anche molti vincoli sui luoghi Sacri diventano i veri  

Custodi del bene Comune di Ranverso che oggi tutti insieme preserviamo, all’ingresso una targa storica in legno ricorda questo passaggio.

1905 costruzione di Ranverso

Il fondo archivistico

“Sant’Antonio di Ranverso” Estremi cronologici: 1095-19251 .

Consistenza: circa 130 mazzi.

Il fondo archivistico di Sant’Antonio di Ranverso è costituito dalla documentazione relativa alla gestione patrimoniale dei beni già di proprietà dei Padri Antoniani della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, all’ingresso della Valle di Susa.

L’ordine dei precettori – Padri Antoniani di Vienne – viene soppresso con bolla pontificia del 17 dicembre 1776 e il patrimonio della Precettoria di Ranverso viene assegnato all’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro.

Il fondo è analiticamente descritto in tre volumi di inventario, così suddivisi: volume I: dal 1095 al 1776 (soggetto produttore delle carte: Padri Antoniani di Ranverso, fino alla loro soppressione).

volume II:

dal 1776 al 1850 (soggetto produttore: Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, subentrato ai Padri Antoniani). 1905 costruzione di Ranverso

volume III : dal 1851 al 1925 (soggetto produttore: Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro). L’originale inventario cartaceo riporta le descrizioni delle singole unità archivistiche, organizzate,

nel I volume, per beni o territori, e quindi conservate cronologicamente in mazzi numerati, nel II e nel III volume per cronologia in mazzi numerati.

I tre volumi sono stati integralmente digitalizzati, e vengono dunque riproposte fedelmente in versione digitale le descrizioni inventariali di ogni singola unità archivistica;

questa descrizione è preceduta da un codice alfanumerico che individua in maniera univoca ogni singola unità.

Questo criterio di univocità identificativa, preso a prestito dalla classificazione di protocollo e applicato anche ad altri fondi, è risultato particolarmente adatto alla natura di questo fondo, soprattutto per quanto riguarda i documenti del I volume dell’inventario, organizzati per beni o territori

A ciascun bene o territorio è stato infatti assegnato un numero (riportato negli indici dei tre volumi), che nel codice identificativo è seguito dal numero del mazzo e dal numero di fascicolo all’interno del mazzo.

1905 costruzione di Ranverso

Questo codice non intende sostituire la segnatura archivistica, ma si presta meglio di quest’ultima per un suo utilizzo in formato digitale.

La segnatura archivistica richiede l’individuazione dell’Archivio, del fondo, del bene o territorio (per le unità del I volume), del mazzo, del fascicolo e della data (

es. AOM, Sant’Antonio di Ranverso, Rivoli, m.1, fasc.1, 1750; AOM, Sant’Antonio di Ranverso, m.5, fasc.500, 1815). 1905 costruzione di Ranverso

Per documenti di natura cartografica relativi a Sant’ Antonio di Ranverso si rimanda alla consultazione in Archivio del fondo “Mappe e Cabrei”.

Note di trascrizione:

In alto a destra in ciascuna pagina è indicato il numero di carta come da inventario. grigio si riportano le annotazioni scritte a matita in inventario.  rosso si riportano le annotazioni scritte a penna rossa in inventario.

Le note di revisione dei fascicoli sono in grassetto.

L’indice (presente nel solo primo volume cartaceo) è stato inserito in una tabella comparativa e integrato con il numero dell’argomento,

riportato nella segnatura scelta per individuare le unità archivistiche, e con il numero di pagina della presente digitalizzazione del volume (indicato tra parentesi quadre)

accanto alla numerazione delle carte originali dell’inventario.

Le abbreviazioni dove possibile sono state sciolte; dove possibile sono stati corretti anche gli errori ortografici (ad esempio: un’annuo censo/ un annuo censo).

 

Per ogni unità archivistica si è verificato che la documentazione conservata fosse in originale o in copia.

L’Archivista Pietro Carlo Blanchetti, attivo nella seconda metà del XIX sec, firma l’inventario come “Archivista Blanchetti 1864” nel vol. I: a p. 330, a p. 337, a p. 345, a p. 351 e a p. 357.

Torino, febbraio 2015 1 Parte della documentazione di fine ‘800 e del ‘900, non riportata in inventario, è in corso di inventariazione.

https://www.ordinemauriziano.it/wp-content/uploads/2022/06/20220622-Cronologia-sito-rev-Mire.pdf

IL PATRIMONIO MAURIZIANO STORIA DI UN BENE COMUNE  PICCOLA CRONOLOGIA IL DUCATO.

TORINO CAPITALE 1563 Emanuele Filiberto di Savoia, recuperato il ducato dai Francesi (vittoria di San Quintino e pace di CateauCambrésis), trasferisce la capitale da Chambéry a Torino.

Riacquista dominio anche sulle terre di Stupinigi, con il medievale castello Savoia-Acaja, detto Castelvecchio.

L’ORDINE.

DALLA MILIZIA AGLI UFFICI PIETOSI VERSO GLI INFERMI 1572 Su impulso del Duca, papa Gregorio XIII dispone con bolla del 13 novembre 1572 la fusione dell’Ordine Cavalleresco e Religioso di san Maurizio (Ripaille – Chablais, 1434, Amedeo VIII di Savoia, poi Felice V, ultimo antipapa)

con l’Ordine per l’Assistenza ai Lebbrosi di san Lazzaro (Gerusalemme, 1090), perché la “milizia cavalleresca” si volga agli “uffici pietosi verso gli infermi”.

Nasce così l’Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro, con prioritari scopi di assistenza ospedaliera.

Il Duca sabaudo ne è designato Gran Maestro. 1573 Con breve pontificio è stabilita l’insegna dell’ordine, la doppia croce, verde a coda di rondine di san Lazzaro e bianca trilobata di san Maurizio.

Impegnato alla costituzione e al mantenimento di adeguata dote, il Duca provvede con l’assegnazione delle terre agricole e venatorie di Stupinigi (quasi 2000 ettari) che, con altri importanti poderi, assicurano primi rendimenti. 1575

L’immobile nella contrada di Porta Doranea (Porta Palazzo-via Milano), contiguo alla chiesa di san Paolo sede della Confraternita di Santa Croce, poi Basilica Mauriziana, è destinato alla fondazione del primo “Spedale della Sacra Religione de’ SS. Maurizio e Lazzaro, detto de’ Cavalieri”.

Salvo che per il mantenimento, per disposizione pontificia, di una “marina da guerra”, due galere a Nizza “per purgare i mari dai pirati”, l’Ordine persegue le attività sanitarie e assistenziali che, definitivamente dismesse le milizie, si sviluppano nei secoli successivi. 

IL REGNO. ANCORA TORINO CAPITALE.

IL REALE ARCHITETTO 1713-1729 Vittorio Amedeo II, uscito vittorioso dall’assedio francese, riceve il titolo di re, con l’acquisto del trono di Sicilia

che scambia dopo breve con quello di Sardegna. Chiama a Torino Filippo Juvarra, affidandogli magnifici interventi di riqualificazione urbana, per consolidarne l’immagine di capitale europea.

Tra questi, la ristrutturazione del Palazzo dei Cavalieri adiacente all’Ospedale nell’isolato di Santa Croce, nel contesto del trasferimento all’Ordine della chiesa sede dell’Arciconfraternita, che è eretta a Basilica Magistrale della Sacra Religione.

Al Primo Architetto reale si affidano, tra l’altro, anche i territori della Commenda mauriziana di Stupinigi perché vi razionalizzi i percorsi dell’uso venatorio, prediletto

 

 

 

La domanda da cui parte l’analisi svolta consiste nel chiedersi se il Palazzo dei Cavalieri dell’Ordine Mauriziano possa subire un processo di valorizzazione attraverso il movimento della cittadinanza attiva.

Il fine di questa tesi è quindi quello di valutare gli effetti e l’efficacia dell’intervento sull’edificio ipotizzando uno scenario di rivalutazione dell’immobile partendo dal basso, trasformandolo in bene comune.

Il percorso analitico comincia dalla differenziazione del patrimonio pubblico da quello privato, per poi giungere alla discussione teorica sul concetto di bene comune, approfondito nella letteratura internazionale e nella normativa italiana.

Successivamente sono state svolte alcune ricerche sui metodi di partecipazione della cittadinanza attiva e per comprendere la fattibilità di tali ipotesi sono state indagate alcune esperienze a livello europeo.

In particolare la ricerca si è concentrata sulle pratiche di rigenerazione relative a singoli fabbricati e alle metodologie utilizzate per la riappropriazione.

A tal proposito si è quindi definita una lista di elementi necessari per la valutazione del bene comune.

Ad ogni elemento è stato attribuito un punteggio, che è stato poi confrontato con quello totalizzato dal Palazzo dei Cavalieri per stabilire la fattibilità finale della conversione dell’edificio in bene comune.

In seguito si è entrati nello specifico dell’analisi delle metodologie che si occupano di collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani, sia in Italia che all’estero, per poi proseguire analizzando prima le attività svolte dall’architetto Renzo Piano con il G124 e poi i Regolamenti comunali sui beni comuni.

Prima il Regolamento di Bologna, il primo ad essere entrato in vigore, e successivamente è stato fatto un confronto con quello di Torino.

In seguito sono stati descritti gli organismi che si occupano di presidiare sul piano territorio torinese, partendo dall’idea che in una società multiculturale e laica le attività, una volta svolte nelle comunità dall’istituzione ecclesiastica, quali gli oratori e le parrocchie, ora debbano venire sostituite da altre strutture.

Poi ci si è concentrati sulla descrizione dell’area del Palazzo dei Cavalieri e sull’analisi del territorio nelle immediate vicinanze del caso studio, partendo dalla variante del 2008 al Piano Regolatore riguardante il centro della Città.

Da qui si è cominciato ad approfondire le trasformazioni che si sono susseguite intorno all’Isolato Santa Croce, a partire dalla fondazione Romana di Torino,

con l’obiettivo di far emergere gli elementi dell’isolato di valore culturale, per dar seguito poi alla ricerca sul territorio intorno all’isolato Santa Croce,

nell’esaminare le trasformazioni attuate recentemente, che hanno avuto un riscontro anche sull’Isolato stesso, nonostante purtroppo non ne abbiano avuto sul Palazzo dei Cavalieri,

che è rimasto come un angolo dimenticato dal progetto di riqualificazione del territorio.

L’indagine si è poi soffermata sull’esaminazione della consistenza dell’immobile del Palazzo dei Cavalieri, sempre con uno sguardo anche sul resto dell’Isolato di cui fa parte.

Il progetto infine è stato strutturato per definire, come conclusione di questo percorso, una simulazione di spazio riqualificato attraverso la trasformazione in bene comune,

valutandone i costi, gli interventi necessari, la normativa e le linee guida da seguire per attuare quanto previsto.

1905 costruzione di Ranverso

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