๐ CAPITOLO 2: LA MATRICE LINGUISTICA COMUNE Il confronto plastico con la Novalesa e il transito da Arles
๐ CAPITOLO 2: LA MATRICE LINGUISTICA COMUNE Il confronto plastico con la Novalesa e il transito da Arles
๐ CAPITOLO 2: LA MATRICE LINGUISTICA COMUNE
Il confronto plastico con la Novalesa e il transito da Arles
La tracciologia dimostra che il reliquiario a braccio di Ranverso risponde a un preciso linguaggio formale e liturgico diffuso nelle valli alpine. Ne รจ prova inconfutabile il reliquiario antropomorfo a braccio (datato 1640-1650) custodito presso la Chiesa dei SS. Pietro e Andrea di Novalesa (TO), registrato negli storici studi critici della rivista Segusium.
La scheda dei Beni Culturali di Novalesa ne rivela un’identitร plastica speculare a quello di Ranverso: la teca a forma di avambraccio disposto verticalmente imita la manica drappeggiata e dorata di una veste religiosa, presenta un’apertura centrale protetta da vetro e profilata a volute, poggia su un ricco piedistallo modinato decorato al centro da una testina angelica (cherubino) e termina in alto con una mano in legno che riproduce lo stesso identico gesto liturgico della benedizione (il pollice, l’indice e il medio tesi, con anulare e mignolo piegati sul palmo) riscontrabile a Ranverso e a Tricarico.
Questo modello formale si riflette materialmente sull’asse d’Oltralpe che collega la Casa Madre francese dell’Ordine degli Antoniani (lโAbbazia di Saint-Antoine-lโAbbaye nel Delfinato) al Mezzogiorno d’Italia. I frammenti ossei sacri partivano dalla casa madre e viaggiavano lungo le vie di pellegrinaggio. Gli archivi storici e i bollettini parrocchiali documentano che la Cittร di Tricarico (Matera) ricevette la propria reliquia di Sant’Antonio Abate nell’anno 1598, transitando dalla cittร provenzale di Arles, snodo cruciale dell’ordine nel sud della Francia, dove un frate o un precettore antoniano ne ricevette la consegna per custodirla all’interno di un reliquiario a braccio speculare a quelli piemontesi.
