Giugno 12, 2026

📋 Scheda Tecnica: L’Ingegneria Contadina della Fòcara di Novoli Dati, misurazioni e memorie storiche raccolti da Ersilio Teifreto🪵 La Materia Prima: La “Sarcina” (Fascina)

📋 Scheda Tecnica: L’Ingegneria Contadina della Fòcara di Novoli Dati, misurazioni e memorie storiche raccolti da Ersilio Teifreto🪵 La Materia Prima: La “Sarcina” (Fascina)

📋 Scheda Tecnica: L’Ingegneria Contadina della Fòcara di Novoli
Dati, misurazioni e memorie storiche raccolti da Ersilio Teifreto
🪵 La Materia Prima: La “Sarcina” (Fascina)
  • Origine: Esclusivamente residui legnosi green (sarmente) derivanti dalla potatura delle viti del Parco del Negramaro.
  • Composizione: Ogni singola fascina contiene esattamente 200 sarmente.
  • Lunghezza massima: 130 centimetri per ciascuna sarcina.
  • Peso massimo: 13 chilogrammi a fascina.
  • Legatura: Eseguita manualmente con fili rigorosamente biodegradabili.
📐 Le Dimensioni della Pira Monumentale
  • Fascine totali impiegate: 100.000 sarcine intrecciate a mano.
  • Diametro alla base: 20 metri.
  • Altezza massima: 25 metri (slanciata come un palazzo di 8 piani).
  • Il Vincolo Sacro: Per tradizione e devozione, l’altezza della Fòcara non deve mai superare quella del campanile del Santuario della Chiesa di Sant’Antonio Abate, alto 32 metri.
  • Peso complessivo della struttura: 700 tonnellate (capace di resistere ad assestamenti naturali, forti venti invernali e pioggia).
🛠️ Il Lavoro e la Costruzione Manuale
  • Forza lavoro: 100 persone (maestri contadini e costruttori volontari mossi da profonda devozione al Santo).
  • Durata del cantiere: 1 mese consecutivo di lavoro.
  • Tecnica di elevazione: Interamente manuale, senza l’ausilio di gru o mezzi meccanici. Si utilizzano scale di legno legate l’una all’altra fino a raggiungere i 28 metri di altezza, sulle quali i costruttori si passano le fascine sulla schiena in una catena umana.
🔥 Il Rito, la Sicurezza e il Ritorno alla Terra
  • Inizio dei preparativi: 15 dicembre con la “Festa delle Vigne” e la posa della prima fascina benedetta dal Reverendo Don Giuseppe Spedicato.
  • Termine tassativo: Entro il mezzogiorno del 16 gennaio (giorno della Vigilia).
  • Durata del fuoco: 3 giorni consecutivi di combustione (16, 17 e 18 gennaio).
  • Il “Segreto” della sicurezza: La tecnica millenaria di intreccio fa sì che la struttura, bruciando, trattenga il fuoco e il collasso della cenere all’interno del proprio perimetro (come un vulcano), azzerando il rischio di scintille vaganti per le famiglie e i 100.000 visitatori in piazza.
  • Il terzo giorno dei paesani: Il 18 gennaio la festa si fa intima. La cenere benedetta del grande falò viene raccolta e sparsa nei filari delle vigne come concime, fecondando la terra che farà crescere i tralci per la festa futura.
🌟 Il Saluto della Fòcara:
“Ciao, mi chiamo Fòcara: rinasco dalle mie ceneri, non mi farò più vedere fino all’anno prossimo e sarò sempre diversa.”


🍇 Pinzieri / Pensieri
di Ersilio Teifreto
In dialetto novolese
Mutu tiempu prima,
ammienzu na sciurnata uttisciana,
lu comitatu te la festa patrunale e lu mesciu
se ncuntrane intra li filari te le igne
cu se mintene d’accordu
comu abbessere la furma te la Fòcara te lu prossimu annu,
cussi rinnoane la deuzione a Sant’antoniu te lu fuecu.

Traduzione in italiano
Molto tempo prima,
nel mezzo di una giornata feriale,
il comitato della festa patronale e il maestro
si incontrano dentro i filari delle viti
per mettersi d’accordo
su come deve essere la forma della Fòcara del prossimo anno,
rinnovando così la devozione a Sant’Antonio del fuoco.


📚 Caposaldo: Nu paise nci ole / Un paese ci vuole
Traducere și reflecții de Ersilio Teifreto (inspirat de Cesare Pavese)
🍇 Il Sud tra i due mari in dialetto novolese
Nu paise nci ole “Armenu pe lu gustu cu ne li putimu scire”.
Nu paise ole cu ddice ca nu te sienti sulu, tantu cu te ricuerdi ca intra li cristiani, le chiante intra la terra ncete quarche cosa ca puru quannu nu ncisinti stae addrhai ca te spetta.

🇮🇹 Traduzione e Pensieri: Ricordati chi sei e le radici che tieni
Un paese ci vuole, non fosse altro per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta lì ad aspettarti.
Crescere in un paese del Sud, adagiato tra due mari, significa capire che esistono mondi diversi da quello imparato in casa. Fuori è un’altra avventura: in paese c’è la passeggiata per fare conoscenza, per divertirsi con gli amici, e in quel momento pensi che quello sia il migliore dei mondi possibili in cui abbia un senso vivere.
A volte crescere in un paese sembra quasi una punizione, ma poi trovi dei compagni uguali a te. Paese vuol dire avere i tuoi punti di riferimento: il fruttivendolo e il macellaio che ti hanno visto crescere, i maestri dell’asilo e delle elementari, il tabaccaio dove papà ti mandava a prendere le sigarette.
Ritornare al paese dopo anni e rincontrare gli amici in mezzo alla piazza o durante le feste patronali ti fa accorgere che sono rimasti uguali. E allora pensi che la vita passata non era poi tanto male, soprattutto perché il presente non sembra affatto migliore. Oggi fatichi tutti i giorni nella giungla cittadina per ricordarti chi sei, per ritrovare quelle cose che ti facevano sentire vivo.
Ora cerchi con tutte le tu forze di portare un po’ del tuo stramaledetto Paese nella città che divora l’uomo, che lo costringe a correre, correre, correre, senza mai fare caso alla faccia di chi ti cammina vicino, pensando: “Tanto è uno sconosciuto”.
Così, improvvisamente, quell’anonimato che hai cercato e desiderato per una vita intera comincia a pesarti. Vorresti di nuovo essere quell’uomo di cui tutti in paese conoscono la faccia, circondato dagli amici d’infanzia. Ti accorgi di non essere felice oggi come ieri. Perché forse, per la felicità, bisogna essere portati.

📰 Storie e Culacchi: Sant’Antonio Abate
Il protettore degli animali tra la Precettoria di Ranverso e la Val di Susa
Ogni 17 gennaio, la Chiesa ricorda Sant’Antonio Abate, il grande patrono degli animali domestici. Nato in Egitto e considerato il primo degli abati, ha girato il mondo in lungo e in largo, riconoscibile da tutti per il suo bastone con la campanella in cima e la sua lunga barba bianca.
L’antico rito del pane benedetto a Ranverso
Tempi addietro, i contadini e le tante famiglie della zona che possedevano degli animali si recavano a messa nella storica Chiesa di Ranverso. Portavano con sé del pane secco che il sacerdote, a fine celebrazione, benediva. In cambio, nel cestino veniva lasciato un santino con l’effigie del Santo circondato dalle bestie della fattoria.
Quel pane benedetto veniva poi impastato con le erbe e dato da mangiare a tutti gli animali della stalla per renderli immuni dalle malattie. Entrando nelle stalle di ogni contadino della zona di Ranverso, era impossibile non trovare appesa al muro l’icona di Sant’Antonio, posta lì a sorvegliare notte e giorno sulla salute e sulla protezione delle bestie.
🎭 Sergio il “Toscanaccio” e le due statue di Sant’Antonino di Susa
A proposito di devozione e di storie di paese, c’era un caro amico, frequentatore assiduo del borgo speciale di Ranverso: Sergio Bruni, detto il Toscanaccio di Buonconvento. Sergio era un ballerino, un latin lover e un formidabile recitatore di poesie alla maniera boccacciana, che abitava nel paese di Sant’Antonino di Susa.
Tempo fa, Sergio ci raccontava che all’ingresso della Chiesa del suo paese ci sono due statue: una di San Desiderio e una di Sant’Antonio Abate. E ci scherzava su, immaginando un dialogo ravvicinato e un po’ malizioso tra i due Santi, che si trasforma in un perfetto e fulminante culacchiu salentino.
🌶️ Il “Culacchiu” Salentinu
In dialetto novolese:
San Desideriu dumannava: «Sant’Antoniu Abbate, sempre sulu senza nna fimmina, comu passi le sciurnate?»
Sant’Antoniu Abbate rispuse: «Puru iou passu sciurnate filici ccu lle mmuieri te li amici!»

In italiano:
San Desiderio domandava: «Sant’Antonio Abate, sempre solo senza una donna, come passi le giornate?»
Sant’Antonio Abate rispose: «Pure io passo giornate felici con le mogli degli amici!»


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